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Il Paradiso degli Orchi
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INTERVISTE

Azadeh Moaveni

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Nel tuo libro sembri sempre dare una seconda opportunità al regime, pur prendendone decisamente le distanze. Anche nelle situazioni più assurde, come quella delle pastoie burocratiche legate al matrimonio, c'è sempre un tentativo di capire come la cosa possa essere vista secondo l'attuale giurisprudenza del regime. C'è un tentativo di dimostrare che la Repubbica Islamica non è incompatibile con la democrazia e i diritti civili?



Attenzione non vorrei che tu mi avessi frainteso. Credo di aver scritto la parola tirannia almeno venti volte nel libro. Sono profondamente critica nei confronti del regime, dei suoi abusi e dei suoi fallimenti. Detto ciò, non mi piace neanche lasciar passare le esagerazioni, le menzogne e le distorsioni sulla repubblica islamica. Ci sono molte persone in Occidente che biasimano l'Iran per cose che non fa e che si rifiutano di prendere in considerazione il modo in cui la sua legislazione si sia evoluta. Non credo, tuttavia, che aggiustare il tiro sia difendere il regime.



Dai tuoi recenti articoli sembra comunque che questa seconda opportunità sia definitivamente tramontata. La situazione attuale in Iran non è qualcosa che definiremmo in procinto di trasformazione in una repubblica democratica islamica. Gli arresti e l'uccisione, lo scorso giugno, di Nada, una delle ragazze dimostranti, e le elezioni truccate dimostrano come il vecchio regime dei mullah stia resistendo strenuamente. Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare?



Ci sono due fazioni nel sistema di potere iraniano che hanno visioni profondamente diverse della repubblica islamica e del suo futuro. Una tende a enfatizzare gli aspetti più repubblicani, e portare l'Iran verso un sistema moderato e forse in seguito democratico governato dalla legge. L'altra fazione, che attualmente detiene il potere, è piuttosto fondamentalista e brutale, e non considera opportuno tenere dei legami con l'Occidente o riconoscere il diritto degli iraniani a scegliersi i loro leader.



Possiamo dire che dal tuo libro, in un certo senso, sembra che quando i leader della rivoluzione islamica chiudono un occhio (o fanno finta di non vedere) la gente può adattarsi a un sistema ipocrita, con una legge morale molto severa ma una persecuzione dei reati presunti 'immorali' molto bassa, come avveniva prima del 2005? Per fare una battuta, potrei dire che Ahmadinejad ha deciso di inasprire tali leggi dopo averti letto per cercare di dimostrare come invece le leggi morali debbano essere rispettate.



La gente si può adattare a ogni tipo di cosa. Ma l'adattamento non significa che non abbia un'idea elaborata del tipo di governo che preferirebbe avere. Credo che l'alto tasso di tossicodipendenza fra gli iraniani rimarchi la sofferenza delle persone costrette ad adattarsi. E' importante notare come la claque di fondamentalisti che Ahmadinejad rappresenta sia in un certo senso una minoranza all'interno del sistema di potere politico, il problema è che si sono rivelati una minoranza estremamente potente. Non tutti i mullah condividono il sistema di repressione talebana.



Tu accusi anche la Tv di stato (la voce del regime), la sua duplicità e soprattutto sottolinei il fatto che ora i mullah hanno paura che la gente possa rivoltarsi anche contro di essa dopo essersi rivoltata contro l'apparato statale. Pensi che Internet abbia contribuito a bilanciare la situazione, e credi che le proteste fatte contro la Tv di stato possano indurre la stessa a rivedere la sua condotta?



Internet è certamente uno strumento molto potente e ha reso impossibile al governo mascherare le sue crudeltà perpetrate contro il popolo iraniano. Tuttavia credo che il suo ruolo nelle recenti proteste sia stato esagerato. Internet funziona insieme alla Tv satellitare in persiano e alle radio iraniane che trasmettono dai Paesi occidentali e che forniscono agli iraniani una fonte alternativa alla Tv di stato. Credo che questi ultimi due mezzi di comunicazione siano anche più importanti di Internet perché ultimamente il numero di iraniani che usa regolarmente il web è decisamente inferiore al numero di quelli che guardano la BBC in persiano, per esempio. In ogni caso, tutti questi nuovi media stanno rendendo impossibile per il regime controllare le informazioni che la gente reperisce e le conseguenti reazioni.



Nel libro, l'incontro tra due culture diverse come quella occidentale e islamica (o meglio, quella persiana prima che islamica) è molto ben rimarcato, soprattutto nelel descrizioni delle vite dei tuoi genitori e amici che si trovano negli Stati Uniti o in Libano. Pensi davvero che questo nuovo modo, diciamo interrazziale e interculturale di vivere possa stare assieme e far parte di un sistema basato su principi religiosi invece che su uno laico basato sulla legge o sulle Carte Costituzionali?



Be', la maggior parte degli iraniani non vuole un sistema basato sulla legge islamica e riconosce che il governo dei religiosi è incompatibile con la democrazia, il ruolo della legge e un sistema economico decente. La cultura che l'attuale governo iraniano ha creato è basata sulla corruzione, l'ipocrisia ed è dannosa; questa cosa oggi la riconoscono anche gli iraniani più devoti.



Il confronto con i giovani iraniani e il loro disamore verso la politica è uno degli altri temi di "Viaggio di nozze a Teheran"; la loro rabbia era frustrata per la ricerca vana di un lavoro, la possibilità di sposarsi e uscire dalle case dei genitori. Dopo le elezioni, la loro rabbia è esplosa in modo virulento e tu hai detto giustamente che non è un caso. E' venuta fuori dopo anni di disillusioni. Secondo te loro, e la loro rabbia, possono rappresentare un punto di svolta per arrivare a qualcos'altro?



Credo che l'Iran, dopo il recente periodo elettorale non sarà più lo stesso, a prescindere da ciò che succederà. Sono state quelle elezioni il punto di svolta, anche se forse ancora per alcuni anni non riusciremo a interpretare bene il significato di un tale accadimento. La rabbia dei giovani non la vedo scomparire, anzi, potrebbe assumere altre forme e portarli magari ad abbandonare il Paese per andare a vivere all'estero. Sicuramente peserà sul Paese, in qualche modo.



Hai anche detto, in un tuo recente articolo su 'The Daily Beast', citando la tua amica Sanaz, che nessun bagno di sangue può essere giustificabile per difendere il leader dell'opposizione, Mousavi. Anche perché alla fine il regime, con un altro personaggio, sarà più o meno lo stesso. Significa che non ci sono speranze o è solo un punto di vista che hai riportato e con cui non ti senti d'accordo?



Il commento della mia amica per me significa che gli iraniani l'unica rivoluzione che hanno avuto risale a trent'anni fa e che se si tratta di politica o decisioni politiche sono ormai molto navigati. Gli iraniani vogliono dei leader veri e una visione del futuro concreta e molti non hanno nessuna intenzione di sacrificare la loro sicurezza per delle fumose promesse di cambiamento.









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