CINEMA E MUSICA
Alfredo Ronci
L'eroe protopunk 'arrota' la erre ed esce fuori 'Après.

Stiano tranquilli i figliocci del rock, il loro eroe non è impazzito. E poi non sarebbe manco la prima volta. Già nel 2009 Iggy Pop aveva disorientato i suoi seguaci con Preliminaires: una sorta di via al 'croonerismo'. Ma noi orchi, si sa, siamo ancor più tignosi: tanto per far capire che non cadiamo dalle nuvole come invece fanno molti, segnaliamo che già nel lontano 1997, quindici anni fa orsù dunque, il nostro vecchierello (ma la smettesse di far vedere la tartaruga nelle foto, abbiamo capito che c'ha ancora il fisico, ma basta!) si lasciò coinvolgere in una collection della Virgin, per la precisione Jazz a Saint Germain, dove con vero sprezzo del pericolo duettava con la sempre affascinante Françoise Hardy (gli italiani di una certa età la ricordano solo per la strafamosa 'Tous les garçons'...) in un pezzo che solo a nominarlo mette i brividi 'I'll be seeing you' (classicissimo, tra gli altri, dell'immortale Billie Holiday ) e cavicchiandosela dignitosamente.
Dunque cosa sono questi sacramenti se il nostro eroe con la tartaruga a sessant'anni passati ora si mette a cantare in francese? Che poi, sì francese, ma nella mezz'ora scarsissima del disco, Iggy Pop si diverte a cantare anche nella lingua dell'impero. Lo fa con 'Michelle' (sì quella dei Beatles), con 'Everybody's talkin'' di Harry Nilsson, colonna portante del film Un uomo da marciapiede e della quale esiste una versione straziante nel Live di Stephen Stills, di poco meno che quattro decadi fa, un pezzo di Yoko Ono che il nostro fa in modo ineccepibile ('I'm going away smiling') ,un altro standard jazz, dell'intramontabile Cole Porter ('What is this thing called love') e addirittura un Sinatra d'annata ('Only the lonely', che attenzione non è l'hit di Roy Orbinson).
Il resto, esattamente cinque brani, sono cantati in francese (un francese un po' curioso a dir la verità, a volte un pochino bleso, ma va bene così) e sono davvero il fiore di una cultura che, come la nostra, ha dato al mondo musicale gemme di inestimabile valore. Pop si permette di rifare addirittura 'La vie en rose' (il pezzo più debole del disco, non per altro, cosa mai vuoi aggiungere al non aggiungibile?), ma poi ti scuce quattro pezzi che ti scuotono il cuore.
Eccoli: la splendida ballata di Joe Dassin 'Et si tu n'existais pas', l'inno d'amore di Serge Gainsbourg 'La Javanaise' che il poeta cantante dedicò a Juliette Greco, la 'marcia' antimilitarista di Georges Brassens 'Les Passantes', che in Italia fu tradotta e rilanciata dal nostro, e non poteva essere diversamente, Fabrizio De André, e per concludere la chicca 'Siracusa' del grandissimo Henry Salvador che poco prima di morire ci aveva deliziato con un album tutto suo Chambre avec vue.
Insomma figliocci del rock dovete farvi una ragione: Iggy Pop è più in gamba di voi e quando decide di realizzare una cosa che non sia la solita materia la mette in campo con grazia e passione.
'Sto disco è un bel disco e quindi zitti!
Iggy Pop
Après
Thousand Mile Inc. - 2012
Dunque cosa sono questi sacramenti se il nostro eroe con la tartaruga a sessant'anni passati ora si mette a cantare in francese? Che poi, sì francese, ma nella mezz'ora scarsissima del disco, Iggy Pop si diverte a cantare anche nella lingua dell'impero. Lo fa con 'Michelle' (sì quella dei Beatles), con 'Everybody's talkin'' di Harry Nilsson, colonna portante del film Un uomo da marciapiede e della quale esiste una versione straziante nel Live di Stephen Stills, di poco meno che quattro decadi fa, un pezzo di Yoko Ono che il nostro fa in modo ineccepibile ('I'm going away smiling') ,un altro standard jazz, dell'intramontabile Cole Porter ('What is this thing called love') e addirittura un Sinatra d'annata ('Only the lonely', che attenzione non è l'hit di Roy Orbinson).
Il resto, esattamente cinque brani, sono cantati in francese (un francese un po' curioso a dir la verità, a volte un pochino bleso, ma va bene così) e sono davvero il fiore di una cultura che, come la nostra, ha dato al mondo musicale gemme di inestimabile valore. Pop si permette di rifare addirittura 'La vie en rose' (il pezzo più debole del disco, non per altro, cosa mai vuoi aggiungere al non aggiungibile?), ma poi ti scuce quattro pezzi che ti scuotono il cuore.
Eccoli: la splendida ballata di Joe Dassin 'Et si tu n'existais pas', l'inno d'amore di Serge Gainsbourg 'La Javanaise' che il poeta cantante dedicò a Juliette Greco, la 'marcia' antimilitarista di Georges Brassens 'Les Passantes', che in Italia fu tradotta e rilanciata dal nostro, e non poteva essere diversamente, Fabrizio De André, e per concludere la chicca 'Siracusa' del grandissimo Henry Salvador che poco prima di morire ci aveva deliziato con un album tutto suo Chambre avec vue.
Insomma figliocci del rock dovete farvi una ragione: Iggy Pop è più in gamba di voi e quando decide di realizzare una cosa che non sia la solita materia la mette in campo con grazia e passione.
'Sto disco è un bel disco e quindi zitti!
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