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Il Paradiso degli Orchi
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INTERVISTE

Patrice Salsa

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Dal momento che "Il risarcimento" è il tuo primo libro (sia in Francia che in Italia), puoi dirci, per farti conoscere meglio al pubblico italiano, cosa hai fatto di interessante prima della sua pubblicazione?



Non so se ho fatto delle cose interessanti dal punto di vista del pubblico... Sono nato a Lione. Ho studiato - principalmente semiotica e informatica, ma anche lettere e arte - e nello stesso tempo ho fatto parecchi "lavoretti" per sopravvivere. All'inizio del 1992 mi sono avvicinato al progetto della nuova biblioteca nazionale francese, per creare il fondo digitale conosciuto oggi sotto il nome di Gallica (gallica.bnf.fr). Alla fine del 1998, mi sono licenziato e sono venuto vivere a Roma, facendo a 35 anni una cosa che di solito si fa a 20. Sono rimasto 6 anni , tornando a volte in Francia per fare delle consulenze nel campo dell'informatizzazione delle biblioteche, come libero professionista. Dopo essere tornato a Lione, ho proseguito questa attività, fino al momento in cui sono stato assunto dal Comune di Parigi per occuparmi del cambiamento del sistema informatico della rete delle biblioteche pubbliche di Parigi.

Nella anni 90 ho messo sua una rivista di letteratura e arti grafiche Le Soigneur de Gravité, che ha realizzato solo due numeri.



Il titolo originale del libro è "Un garçon naturel". Cosa intendi appunto per "naturel", una presa di posizione contro la tendenza di una certa sociologia e dei mass media a vedere i bambini tutti innocenti e buoni, dal momento che il protagonista del tuo romanzo innocente non è?



Non l'avevo pensato cosi, ma adesso che me lo dite, sono abbastanza d'accordo con questa interpretazione.

In francese esiste l'espressione, "un enfant naturel" che serve, anche nei testi legali, per designare un figlio nato fuori dal matrimonio. Quindi il mio titolo francese è una "sillessi" su "naturel". Si può capire il senso di "naturel" rispetto a "culturel" o "artificiel", ma anche il senso di "naturel" rispetto a "légitime".

Sul serio, sono affascinato dal fatto che i lettori trovino in questo testo cose che non ho messo dentro in modo cosciente.



Nella recensione al tuo libro cito Sandro Penna e Alberto Moravia per una sorta di parentela letteraria . Hai letto qualcosa di loro?



Non conosco Sandro Penna, ma ho letto l'Agostino di Moravia, tanti anni fa (in francese). Non posso dire che me lo sono ricordato scrivendo il libro, però mi pare ovvio che c'è questa parentela.



Tra padre e figlio c'è una sorta di "recita": giocano a non conoscersi quando si incontrano. Ciò suggerisce che sia l'uomo della piscina che il maestro di arti marziali possano essere il padre?



Diciamo che non è una possibilità, soltanto un'ambiguità. Ancor di più, per il ragazzo, suo padre è soltanto un uomo come gli altri. E non lo è di più solo perché è genitore. Forse il ragazzo vuole una prova. E con quel gioco fa presente al padre che è un sconosciuto, e nello stesso tempo lui lo è per l'altro. E' questo il senso del gioco.

Ma è anche vero che il ragazzo cerca un "padre", una figura "paterna" che possa, per un motivo o per un altro, interessarsi a lui. E lo cerca anche per vendicarsi, anche se ha dei dubbi sul perché deve farlo.

Il titolo iniziale del libro in francese era Rétribution, che significa, nel campo morale o religioso, il compenso (la ricompensa) o la punizione, materiale o spirituale. Il mio editore francese non ha voluto quel titolo, perché nell'uso attuale del termine si è perso il senso negativo di punizione ed ora troppo spesso ha valore positivo (pensiamo anche a "rétribution" come stipendio).

Quando ho lavorato con il mio traduttore, Enzo Buccheri, (il mio libro è la sua prima traduzione), ho parlato del titolo originale, perché era chiaro che con 'Un ragazzo naturale' si perdeva la "sillessi". Mi ha proposto questa parola "risarcimento" che, anche se il senso è un po' diverso, mi è piaciuto: la trovo bella nella sua sonorità.



In Francia c'è una tradizione narrativa ben solida che riguarda personaggi non adulti: Gavroche, i contadinelli di Pergaud, i convittori di Jean Vigo, gli esordienti di Colette e di Peyrefitte, fino ai "devianti" di Tony Duvert e al recente "La douceur" . Il tuo personaggio appartiene a questa serie? E nel caso, quale o quali di questi personaggi trovi più prossimi al tuo?



Non avevo pensato a questa tradizione... Posso soltanto dire che personalmente mi sento più vicino a Jean Vigo e Tony Duvert che a Peyrefitte. A questo elenco mancano Hervé Bazin con Vipère au poing (Vipera in pugno), e Louis Calaferte con Requiem des innocents...



La tua scrittura è limpida e tesa , anche se non manca di richiami letterari e ha a che fare con dinamiche non semplici. E' una "leggibilità" che vedo ricercare da molti in Italia. Al di là del tuo caso, pensi che sia perché si voglia impegnare il lettore più col contenuto che con la forma, o è anche una necessità per rendere "vendibile" un testo?



Io non posso parlare per gli altri. Per me ogni testo che scrivo deve trovare il suo ritmo, la sua grammatica, la sua sintassi, che procede col tema e col soggetto. Le mie cose iniziali sono molto diverse da ora. Per Il risarcimento ho cercato proprio questa tensione (gli adolescenti vanno veloci) e questa "limpidezza", questa trasparenza, perché volevo che ogni lettore, entrando nel testo, portasse la propria storia. Il mio romanzo è un romanzo molto "proiettivo", ciascuno deve abbordarlo con la sua propria soggettività. E anche per questo che non ho dato dei nomi a miei personaggi.

E c'è anche un altro motivo. Affronto in questo libro alcuni argomenti un po' "duri" (desiderio tra adulti e adolescenti, rapporti che mischiano sesso e violenza), ma non faccio l'apologia di nulla, constato una realtà. Soltanto con questo tono "freddo", con questa "distanza", posso essere a mio agio e evitare polemiche che non hanno niente a che fare con la letteratura.



Nel tuo romanzo ci sono richiami cinematografici, a cominciare dalla scena, molto hitchcockiana, della doccia. Qual è il tuo rapporto con la settima arte?



Per più di 20 anni, ho visto 6 film alla settimana. Ora ho quasi smesso di andare al cinema (diciamo che ci vado soltanto una o due volte al mese).

Una cosa è sicura: prima di scrivere una scena la vedo in mente come fosse un film. Poi faccio un lavoro di montaggio e di condensazione.

Oltre i grandi classici, mi piacciono molto David Lynch, Atom Egoyan, Michelangelo Antonioni, Michael Cuesta. Registi che fanno film dove il senso non è dato su un modo lineare, ma si deve costruire.

Il mio film preferito (credo d'averlo visto trenta volte) è L'anno scorso a Marienbad di Alain Resnais su una sceneggiatura di Alain Robbe-Grillet.

E, ovviamente, mi piace Alfred Hitchcok, per la sua crudeltà.



So che per un breve periodo hai vissuto in Italia, precisamente a Roma. Conosci la letteratura italiana contemporanea? Ti piace qualche scrittore in particolare?



Purtroppo non conosco bene la letteratura italiana contemporanea. Quando sono venuto a vivere a Roma non parlavo italiano. Tutto quello che so l'ho imparato leggendo Diabolik... (ho quasi la collezione completa) e anche ascoltando le canzoni di Patty Pravo (soprattutto Notti, guai, libertà che è legata al mio arrivo a Roma) e Vasco Rossi.

L'unico libro che ho letto in italiano (oltre ai gialli tradotti dall'inglese) è Lo Stadio di Wimbledon di Daniele del Giudice. E non è stato facile.

Però, nelle traduzioni francesi, mi hanno interessato Enrico Brizzi e Niccolo Ammaniti e, in tono minore, Alessandro Baricco.







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