RECENSIONI
Leif GW Persson
Uccidete il drago
Best Thriller – Superpocket, Pag. 415 Euro 6,90
Personalmente avevo lasciato Evert Backstrom, lo strambo commissario svedese, ai tempi di Anatomia di un'indagine. Avventura che aveva perplesso la recensora, cioè me medesima, per la struttura sfuggente del plot, e dove il tanto declamato poliziotto era stato solo uno delle pedine principali della storia, e con risultati poi del tutto prevedibili e non certo brillanti.
Qui cambia tutto, e quello che era un personaggio inusuale diventa, e qui ha ragione la quarta di copertina, abbastanza impresentabile. Se non odioso.
Evert Backstrom è dunque un commissario mal voluto dai colleghi, stronzetto anzichenò, perché se la prende coi froci, (nella sua squadra ha una lesbicona erculea che metterebbe paura pure a l'incredibile Hulk), con gli extracomunitari e in genere con tutti quelli che non sono nati nella santa terra svedese. Insofferenza però che non è nemmeno verbale, ma solo a livello di pensiero, perché poi, come dicevano i latini, facta non verba, sono le azioni che contano, non tanto gli insulti o ancor meno le ideuzze che passano per l'anticamera del cervello.
E in fatto di azioni l'uomo, anzi il grasso uomo, perché è perennemente a dieta e rischia persino l'infarto, non si fa pregare da nessuno: solerzia unita indubbiamente a capacità intellettive (e che commissario sarebbe se no? Soprattutto letterario?).
Qui se la deve vedere con un delitto avvenuto in un appartamento di un sobborgo degradato di Stoccolma, abitato da un uomo anziano che era dedito all'alcool e a traffici che pian piano si scopriranno sempre più complicati.
Dice ancora giusto la quarta di copertina: Uccidete il drago è una storia a metà strada tra la commedia ed il noir. Commedia perché (nonostante il delitto e le miserie, tipiche dell'umanità tutta), l'improntitudine e la schiettezza del commissario titillano le istanze più facete del lettore comune.
E' ovviamente un noir perché contiene tutti gli ingredienti di un episodio poliziesco e si inserisce perfettamente nel filone scandinavo dei morti ammazzati che va tanto di moda negli ultimi anni.
Se proprio vogliamo fare i pignoli, l'unica elemento inusuale della vicenda è quello meteorologico, nel senso che la storia si svolge in un maggio curiosamente afoso e che fa soffrire gli svedesi più sensibili e metereopatici.
Non aggiungiamo altro per non rovinare l'attesa del lettore (a meno che lo stesso non abbia già letto la prima edizione del libro, quella cartonata, tanto per intenderci), ma ci aspettiamo altri delitti e altre indagine da parte di Evert Backstrom, anche se temiamo, dato il suo tenore di vita e la sua attitudine a disattendere i consigli del medico curante, che prima o poi stenderà le zampette.
E così dopo Agatha Christie e Didier Daeninckx, Persson sarà il terzo scrittore di gialli a far morire la propria creatura letteraria (se ho sbagliato nella conta mi corrigerete, come diceva il 'buono' Woytila).
di Eleonora del Poggio
Qui cambia tutto, e quello che era un personaggio inusuale diventa, e qui ha ragione la quarta di copertina, abbastanza impresentabile. Se non odioso.
Evert Backstrom è dunque un commissario mal voluto dai colleghi, stronzetto anzichenò, perché se la prende coi froci, (nella sua squadra ha una lesbicona erculea che metterebbe paura pure a l'incredibile Hulk), con gli extracomunitari e in genere con tutti quelli che non sono nati nella santa terra svedese. Insofferenza però che non è nemmeno verbale, ma solo a livello di pensiero, perché poi, come dicevano i latini, facta non verba, sono le azioni che contano, non tanto gli insulti o ancor meno le ideuzze che passano per l'anticamera del cervello.
E in fatto di azioni l'uomo, anzi il grasso uomo, perché è perennemente a dieta e rischia persino l'infarto, non si fa pregare da nessuno: solerzia unita indubbiamente a capacità intellettive (e che commissario sarebbe se no? Soprattutto letterario?).
Qui se la deve vedere con un delitto avvenuto in un appartamento di un sobborgo degradato di Stoccolma, abitato da un uomo anziano che era dedito all'alcool e a traffici che pian piano si scopriranno sempre più complicati.
Dice ancora giusto la quarta di copertina: Uccidete il drago è una storia a metà strada tra la commedia ed il noir. Commedia perché (nonostante il delitto e le miserie, tipiche dell'umanità tutta), l'improntitudine e la schiettezza del commissario titillano le istanze più facete del lettore comune.
E' ovviamente un noir perché contiene tutti gli ingredienti di un episodio poliziesco e si inserisce perfettamente nel filone scandinavo dei morti ammazzati che va tanto di moda negli ultimi anni.
Se proprio vogliamo fare i pignoli, l'unica elemento inusuale della vicenda è quello meteorologico, nel senso che la storia si svolge in un maggio curiosamente afoso e che fa soffrire gli svedesi più sensibili e metereopatici.
Non aggiungiamo altro per non rovinare l'attesa del lettore (a meno che lo stesso non abbia già letto la prima edizione del libro, quella cartonata, tanto per intenderci), ma ci aspettiamo altri delitti e altre indagine da parte di Evert Backstrom, anche se temiamo, dato il suo tenore di vita e la sua attitudine a disattendere i consigli del medico curante, che prima o poi stenderà le zampette.
E così dopo Agatha Christie e Didier Daeninckx, Persson sarà il terzo scrittore di gialli a far morire la propria creatura letteraria (se ho sbagliato nella conta mi corrigerete, come diceva il 'buono' Woytila).
di Eleonora del Poggio
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Leif GW Persson
Anatomia di un'indagine
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Per improvvisi cambi di prospettiva.
Diciamo questo: noi lettori di noir siamo abituati a seguire un iter fisso. Omicidio. Indagine. Soluzione dell'enigma. Bene. Qui salta tutto. E vediamo perché.
La prima parte del romanzo è segnata dall'investigazione dell'ispettore Bäckström. Brutto e rozzo
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