RECENSIONI
Francesco Franceschini
Apocalisse in pantofole
Verbavolant edizioni, Pag. 205 Euro 13,00
Ovvio... avvicinandosi il 2012. Ne avremo da qui all'anno prossimo: soprattutto sesquipedali idiozie sull'arte della previsione. Ma il tema è sempre stato affascinante: lo è di per sé e non è un caso che la letteratura ed il cinema si siano appropriate delle ansie apocalittiche e di quel che ne consegue. Soprattutto la fantascienza ci si è fatta ricca con simili argomenti.
Il rischio però che l'indubbia suggestione possa cedere il passo o alla noia o all'esagerazione (cos'era quel brutto film 2012 se non la pratica hollywoodiana del vuoto in eccesso?).
Nel romanzo di Franceschini siamo su tutt'altre sponde, ma mi preme sottolineare di non essere per nulla d'accordo con la fascetta di 'grido' che dipinge il libro come un'esperienza ironica e divertente come raramente si può leggere.
Ma dove?
Apocalisse in pantofole è, permettetemi di dirlo senza che qualche malalingua o qualche esegeta letterario che non vede oltre il proprio naso possa starnazzare, una sorta di gozzaniano tramonto dell'umanità, anche se potrebbe sembrare una contraddizione (sempre per le atmosfere gozzaniane) che il tempo s'esplichi in giornate soleggiate ed infernali e la pioggia del tutto assente o quasi (piove solo in prossimità del mare).
Sì per carità, c'è la solita combriccola di amici (Edoardo, Giovanni e Michele) che tenta di scampare, con facezie e non, al declino dei tempi (povero il protagonista, che lavora in Tv e che quindi si vede sottrarre, proprio perché la televisione orami è diventata solo un inutile oggetto d'arredamento, il 'fascino' della riconoscibilità pubblica), ma quel che conta e che in qualche modo affascina nella storia è l'ambientazione da apocalisse de noantri, un po' da volemose bbene, senza isterici lai da resoconti biblici o, come si diceva prima, senza fuochi d'artifici da cinema hollywoodiano di serie zeta.
Piace il tempo che scolora, che cambia tonalità, come se il nostro destino non fosse dettato unicamente dalla mancanza di certezze, soprattutto economiche, ma dalla sottrazione continua e costante di elementi naturali: ecco il cielo che da azzurro 'implacabile' diventa piano piano rossastro, come un tramonto definitivo e risolutivo.
Non aspettatevi epifanie finali: Del resto, il destino dell'uomo è morire con un'infarinatura del mondo e niente di più, come uno studente che ha letto solo un bignami. E il vuoto dentro di me è proprio l'angoscia di non saperne abbastanza. E comunque abbastanza è ancora troppo poco.
di Alfredo Ronci
Il rischio però che l'indubbia suggestione possa cedere il passo o alla noia o all'esagerazione (cos'era quel brutto film 2012 se non la pratica hollywoodiana del vuoto in eccesso?).
Nel romanzo di Franceschini siamo su tutt'altre sponde, ma mi preme sottolineare di non essere per nulla d'accordo con la fascetta di 'grido' che dipinge il libro come un'esperienza ironica e divertente come raramente si può leggere.
Ma dove?
Apocalisse in pantofole è, permettetemi di dirlo senza che qualche malalingua o qualche esegeta letterario che non vede oltre il proprio naso possa starnazzare, una sorta di gozzaniano tramonto dell'umanità, anche se potrebbe sembrare una contraddizione (sempre per le atmosfere gozzaniane) che il tempo s'esplichi in giornate soleggiate ed infernali e la pioggia del tutto assente o quasi (piove solo in prossimità del mare).
Sì per carità, c'è la solita combriccola di amici (Edoardo, Giovanni e Michele) che tenta di scampare, con facezie e non, al declino dei tempi (povero il protagonista, che lavora in Tv e che quindi si vede sottrarre, proprio perché la televisione orami è diventata solo un inutile oggetto d'arredamento, il 'fascino' della riconoscibilità pubblica), ma quel che conta e che in qualche modo affascina nella storia è l'ambientazione da apocalisse de noantri, un po' da volemose bbene, senza isterici lai da resoconti biblici o, come si diceva prima, senza fuochi d'artifici da cinema hollywoodiano di serie zeta.
Piace il tempo che scolora, che cambia tonalità, come se il nostro destino non fosse dettato unicamente dalla mancanza di certezze, soprattutto economiche, ma dalla sottrazione continua e costante di elementi naturali: ecco il cielo che da azzurro 'implacabile' diventa piano piano rossastro, come un tramonto definitivo e risolutivo.
Non aspettatevi epifanie finali: Del resto, il destino dell'uomo è morire con un'infarinatura del mondo e niente di più, come uno studente che ha letto solo un bignami. E il vuoto dentro di me è proprio l'angoscia di non saperne abbastanza. E comunque abbastanza è ancora troppo poco.
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