RECENSIONI
Francois Boyer
Giochi proibiti
Adelphi, Traduzione di Maurizio Ferrara, Pag. 130 Euro 16.00
Di sicuro non sappiamo esattamente l’esito commerciale di questo romanzo. Fece la sua prima apparizione nel luglio del 1949, quando ancora la Francia era occupata a ricostruire quel che era sopravvissuto alla guerra. In ogni caso il libro non fece nessun successo, scavalcato, crediamo, dalla massa consistente di materia bellica e post-bellica.
Non ottenne grande successo nemmeno quando vi fu la trasposizione cinematografica di René Clement. Per quanto il film inducesse in qualche modo ad una rivalutazione del prodotto originale.
In ogni caso Giochi proibiti fu anch’esso materia bellica, anche se i canoni della littérature de guerre erano ben diversi e anche assai lontani dal romanzo di Boyer.
La storia ha inizio con un bombardamento di nazisti durante l’occupazione della Francia e anche la morte del padre e della madre di quella che sarà la protagonista del libro, e cioè Paulette. Accanto a lei Michel, un ragazzino di dieci anni che vive in una fattoria accanto ad un'altra fattoria di altri francesi che ben presto si riveleranno vicini non del tutto raccomandabili.
La vicenda, fin qui raccontata, potrebbe anche finire, nel senso che le avventure dei due principali protagonisti sono semplici storie di due ragazzi alle prese con la natura e con la guerra (è vero, il libro si chiama Giochi proibiti, e può far pensare a chissà quali misfatti, come molto intense e suggestive sono le impressioni che gli altri attori hanno nei confronti del dolore e della morte, come nell’episodio della scomparsa di uno dei fratelli di Michel), ma nelle intenzioni di Boyer c’è la consapevolezza che tutta la struttura costruita attorno alle negligenze dei due ragazzi non sia che la prova della misura perfetta dell’iniziazione certo alla vita, ma soprattutto alla dipartita.
Così come il romanzo iniziava con la scomparsa dei genitori di Paulette, la fine ci consegna un termine che il lettore mai avrebbe immaginato ma che rappresenta la perfetta sintesi di tutto il percorso narrativo.
Cioè dalla morte alla morte. E questo sì in tempo di guerra (ma che è soltanto sfiorata).
di Alfredo Ronci
Non ottenne grande successo nemmeno quando vi fu la trasposizione cinematografica di René Clement. Per quanto il film inducesse in qualche modo ad una rivalutazione del prodotto originale.
In ogni caso Giochi proibiti fu anch’esso materia bellica, anche se i canoni della littérature de guerre erano ben diversi e anche assai lontani dal romanzo di Boyer.
La storia ha inizio con un bombardamento di nazisti durante l’occupazione della Francia e anche la morte del padre e della madre di quella che sarà la protagonista del libro, e cioè Paulette. Accanto a lei Michel, un ragazzino di dieci anni che vive in una fattoria accanto ad un'altra fattoria di altri francesi che ben presto si riveleranno vicini non del tutto raccomandabili.
La vicenda, fin qui raccontata, potrebbe anche finire, nel senso che le avventure dei due principali protagonisti sono semplici storie di due ragazzi alle prese con la natura e con la guerra (è vero, il libro si chiama Giochi proibiti, e può far pensare a chissà quali misfatti, come molto intense e suggestive sono le impressioni che gli altri attori hanno nei confronti del dolore e della morte, come nell’episodio della scomparsa di uno dei fratelli di Michel), ma nelle intenzioni di Boyer c’è la consapevolezza che tutta la struttura costruita attorno alle negligenze dei due ragazzi non sia che la prova della misura perfetta dell’iniziazione certo alla vita, ma soprattutto alla dipartita.
Così come il romanzo iniziava con la scomparsa dei genitori di Paulette, la fine ci consegna un termine che il lettore mai avrebbe immaginato ma che rappresenta la perfetta sintesi di tutto il percorso narrativo.
Cioè dalla morte alla morte. E questo sì in tempo di guerra (ma che è soltanto sfiorata).
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