RECENSIONI
Mark Sarvas
Harry, rivisto
Adelphi , Pag. 310 Euro 19,00
Mi sorprendo sempre. Ultimamente mi sono assai sorpreso nel 'sorprendere' la Madonna (quella che canta, non quella alla quale dedicano preci, che come diceva Daniele Boccardi a proposito di Dio: non mi piacciono mai quelli che si fanno pregare) ad esternare un anacoluto di rara potenza durante il concerto dello 'Sticky and sweet tour' tenuto a San Siro. Scusandosi coi presenti e paganti per un calo di voce (calo di voce? I più maligni si sono chiesti se l'abbia mai avuta) ha detto: ma voi siete un pubblico stupendo e, per fortuna, mio padre viene dall'Italia.
Io di fronte ad un tentativo di forma retorica, non avrei saputo fare di meglio.
Dunque mi sorprendo: anche nel caso di questo libro che vado, siori e siore, a raccontare.
Parto da una considerazione che potrebbe perfettamente stare alla fine della recensione perché in genere gli agganci con altre discipline si fanno in ultima istanza; Harry, rivisto sarebbe (ma chissà che prima o poi non possa diventarlo) un film perfetto, se naturalmente a farlo fosse, che so, un Ron Howard o un Roger Zemeckis e ad interpretarlo fosse un Jim Carrey.
La mia lettura (in questo caso) si è accompagnata più volte ad una fervida immaginazione cinematografica con tanto di frizzi e lazzi del macchiettismo celluloide.
Non crediate che il romanzo sia ludico e superficiale (in fondo chi taccerebbe di superficialità una pellicola con registi o con attori appena da me citati?): è una storia di un uomo tutto sommato incompreso, un po' istrionico, un po' caciarone, che si innamora di una donna appena poco dopo la morte della moglie, ma che per conquistare il cuore della preferita coinvolge una sua amica in faccende molto personali e che alla fine (ma non svelo nulla) si ritrova con un bel pugno di sabbia in mano.
Stile frizzante e per nulla piano, con innesti, se vogliamo, 'pop' che appartengono alla contemporaneità narrativa; ma la scrittura di Sarvas (è al suo primo romanzo, fa lo sceneggiatore ed è il responsabile di uno dei siti di letteratura più famosi al mondo... un po' come il sottoscritto) ha qualcosa del piglio gustoso ed accattivante della commedia dell'arte.
Pesco un gustoso appunto a pagina sessantatre: Uno dei disegni creati dalle venature del tavolo da pranzo somiglia stranamente a Ringo Starr (che non è il vecchio gioco delle macchie di Rorschach, ma una curiosa attitudine di molti a vedere analogie strane un po' dappertutto. Personalmente, per anni, sono stato convinto della somiglianza tra il muso di una vecchia 126 e il viso del padrone, mio amico).
Si celia: ma di una cosa sono certo, Harry, rivisto è stata una piacevole sorpresa – io che ultimamente non sono molto attratto dalla letteratura statunitense – e tra l'altro un'uscita adelphiana sui generis perché, si sa, la collana del magister vitae dell'editoria nostrana pende da un lato verso lidi esotici ed esoterici e dall'altro verso le spiagge del mercato più lusco facendole passare per capolavori su carta in grammatura figa. Lucciole per lanterne. Questo romanzo di Mark Sarvas salva la faccia a Roberto Calasso.
di Alfredo Ronci
Io di fronte ad un tentativo di forma retorica, non avrei saputo fare di meglio.
Dunque mi sorprendo: anche nel caso di questo libro che vado, siori e siore, a raccontare.
Parto da una considerazione che potrebbe perfettamente stare alla fine della recensione perché in genere gli agganci con altre discipline si fanno in ultima istanza; Harry, rivisto sarebbe (ma chissà che prima o poi non possa diventarlo) un film perfetto, se naturalmente a farlo fosse, che so, un Ron Howard o un Roger Zemeckis e ad interpretarlo fosse un Jim Carrey.
La mia lettura (in questo caso) si è accompagnata più volte ad una fervida immaginazione cinematografica con tanto di frizzi e lazzi del macchiettismo celluloide.
Non crediate che il romanzo sia ludico e superficiale (in fondo chi taccerebbe di superficialità una pellicola con registi o con attori appena da me citati?): è una storia di un uomo tutto sommato incompreso, un po' istrionico, un po' caciarone, che si innamora di una donna appena poco dopo la morte della moglie, ma che per conquistare il cuore della preferita coinvolge una sua amica in faccende molto personali e che alla fine (ma non svelo nulla) si ritrova con un bel pugno di sabbia in mano.
Stile frizzante e per nulla piano, con innesti, se vogliamo, 'pop' che appartengono alla contemporaneità narrativa; ma la scrittura di Sarvas (è al suo primo romanzo, fa lo sceneggiatore ed è il responsabile di uno dei siti di letteratura più famosi al mondo... un po' come il sottoscritto) ha qualcosa del piglio gustoso ed accattivante della commedia dell'arte.
Pesco un gustoso appunto a pagina sessantatre: Uno dei disegni creati dalle venature del tavolo da pranzo somiglia stranamente a Ringo Starr (che non è il vecchio gioco delle macchie di Rorschach, ma una curiosa attitudine di molti a vedere analogie strane un po' dappertutto. Personalmente, per anni, sono stato convinto della somiglianza tra il muso di una vecchia 126 e il viso del padrone, mio amico).
Si celia: ma di una cosa sono certo, Harry, rivisto è stata una piacevole sorpresa – io che ultimamente non sono molto attratto dalla letteratura statunitense – e tra l'altro un'uscita adelphiana sui generis perché, si sa, la collana del magister vitae dell'editoria nostrana pende da un lato verso lidi esotici ed esoterici e dall'altro verso le spiagge del mercato più lusco facendole passare per capolavori su carta in grammatura figa. Lucciole per lanterne. Questo romanzo di Mark Sarvas salva la faccia a Roberto Calasso.
di Alfredo Ronci
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