RECENSIONI
Francisco González Ledesma
Il peccato
Giano editore, Pag. 400 Euro 13,90
Ha superato gli ottanta lo scrittore catalano Francisco González Ledesma (ci si stava avvicinando al momento della pubblicazione di questo libro, Il peccato, ora in traduzione per Giano editore, traduzione di Paola Tomasinelli). Riesce a essere incisivo, amabilmente tagliente sessant'anni dopo Tiempo de venganza con il quale a 21 anni si aggiudicò un importante premio letterario internazionale.
Il peccato, una volta tanto più Madrid che Barcellona, città che Ledesma ha raccontato spesso, potrebbe essere letto come un esempio di quella psicogeografia di cui parla nei suoi libri il narratore londinese Iain Sinclair: fra personaggi e luoghi si crea un rapporto necessario, nel bene o nel male, che condiziona il modo di essere, di vivere, di pensare di chi li abita. E la bravura dello scrittore sta nel mostrare le sue città nella loro verità più nascosta. O dimenticata ma insinuante. "Ci sono città che non nascono: si inventano. Madrid è un'invenzione. Un invenzione di re cristiani. Regine in calore. Valletti prepuziali, pittori da camera, ministri in crisi, giornalisti disoccupati" etc, l'elenco sarebbe ancora lungo, col che si mostra un esempio della scrittura di Gonzalez Ledesma, generosa e qua e là inutilmente barocca, accattivante senza essere pretenziosa.
Il motivo giallo, e la presenza di uno dei tanti poliziotti seriali della letteratura dell'ultimo secolo e del presente, in questo caso lo scalcagnato Méndez alle prese con una storiaccia complicata, sono, almeno agli occhi dello scrivente, secondari. La cosa migliore appare la capacità di creare un mondo di suggestioni psicologiche e sociali con un forte effetto di realtà, un clima che ha il sapore delle cose resistenti alla complicazione della peripezia.
S'indaga su un postribolo sui generis, la casa di doña Lorena Dosantos, ricettacolo per un'arte del meretricio riservata a pochi clienti troppo in vista, statisti più o meno rispettabili, consiglieri d'amministrazione, notai e superprofessionisti. Uno di essi però vi lascia la pelle, e per far luce sul fatto Méndez viene spedito nella capitale spagnola dalla sua Barcellona. Scoprirà molte cose, va da sé, compreso che il disprezzo continuamente sospeso fra ironia e sarcasmo che riserva al mondo dei potenti è ampiamente ricambiato. Glielo dicono sfottendolo, lui "vecchio poliziotto volpone", un povero cristo disilluso ma in fondo ferito dall'oblio della giustizia, che il mondo è di chi non si fa scrupoli. "Le ho spiegato come ho guadagnato i miei primi soldi, no Méndez? Con la fica di una subnormale". Ecco, lì Méndez deve aver pensato che ognuno è bastardo a modo suo ma non tutti ci ripugnano allo stesso modo.
di Michele Lupo
Il peccato, una volta tanto più Madrid che Barcellona, città che Ledesma ha raccontato spesso, potrebbe essere letto come un esempio di quella psicogeografia di cui parla nei suoi libri il narratore londinese Iain Sinclair: fra personaggi e luoghi si crea un rapporto necessario, nel bene o nel male, che condiziona il modo di essere, di vivere, di pensare di chi li abita. E la bravura dello scrittore sta nel mostrare le sue città nella loro verità più nascosta. O dimenticata ma insinuante. "Ci sono città che non nascono: si inventano. Madrid è un'invenzione. Un invenzione di re cristiani. Regine in calore. Valletti prepuziali, pittori da camera, ministri in crisi, giornalisti disoccupati" etc, l'elenco sarebbe ancora lungo, col che si mostra un esempio della scrittura di Gonzalez Ledesma, generosa e qua e là inutilmente barocca, accattivante senza essere pretenziosa.
Il motivo giallo, e la presenza di uno dei tanti poliziotti seriali della letteratura dell'ultimo secolo e del presente, in questo caso lo scalcagnato Méndez alle prese con una storiaccia complicata, sono, almeno agli occhi dello scrivente, secondari. La cosa migliore appare la capacità di creare un mondo di suggestioni psicologiche e sociali con un forte effetto di realtà, un clima che ha il sapore delle cose resistenti alla complicazione della peripezia.
S'indaga su un postribolo sui generis, la casa di doña Lorena Dosantos, ricettacolo per un'arte del meretricio riservata a pochi clienti troppo in vista, statisti più o meno rispettabili, consiglieri d'amministrazione, notai e superprofessionisti. Uno di essi però vi lascia la pelle, e per far luce sul fatto Méndez viene spedito nella capitale spagnola dalla sua Barcellona. Scoprirà molte cose, va da sé, compreso che il disprezzo continuamente sospeso fra ironia e sarcasmo che riserva al mondo dei potenti è ampiamente ricambiato. Glielo dicono sfottendolo, lui "vecchio poliziotto volpone", un povero cristo disilluso ma in fondo ferito dall'oblio della giustizia, che il mondo è di chi non si fa scrupoli. "Le ho spiegato come ho guadagnato i miei primi soldi, no Méndez? Con la fica di una subnormale". Ecco, lì Méndez deve aver pensato che ognuno è bastardo a modo suo ma non tutti ci ripugnano allo stesso modo.
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Meridiano Zero, Pag. 256 Euro 14,00Soldados è la trasfigurazione del destino tragico d'una generazione non sconfitta, ma scavalcata e irrimediabilmente superata: tre maturi personaggi - un avvocato di destra, un ex militante del partito comunista, un imprenditore in crisi economica - nati nell'acerba e fiduciosa Spagna pre-franchista, reduci dalle ombre e dai guasti del regime, invariabilmente fuori posto nella nazione nuova, incrociano i loro destini. Tessitore delle trame è González Ledesma, scrittore classe 1927, abile dialogista
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