RECENSIONI
Ragnar Jonasson
L'angelo di neve
Marsilio, Roberta Scarabelli, Pag. 286 Euro 4,50
Qualcuno esperto di letteratura e anche di poliziesco si chiede: come mai gli scrittori di genere sono poco considerati? Meglio ancora: come mai non si legge una bella recensione di un noir o di un giallo, al di là dei padri putative del settore?
E’ una questione questa che abbiamo sollevato già altre volte e la soluzione al problema non è affatto facile. Rientra in questa sorta di discriminazione non solo la questione mainstream ma tutto un corollario di dispute che renderebbe la cosa fuori da qualsiasi interesse di settore. Almeno così crediamo.
Tocca a quelli come noi (e per noi intendo quelli che non appartengono a scuole determinate di genere) alzare un po’ il tiro e trattare di quei nomi che possono farci ricordare altri autori e meritano almeno l’attenzione dei lettori (quelli consapevoli però).
Ragnar Jonasson è autore islandese che ultimamente ha ottenuto un discreto successo con la serie Dark Iceland e che tratta il genere poliziesco con le dovute maniere e con una buona dose di professionalità. A dirla tutta, e credo senza che i più colti se la prendano a male, può ricordare il Simenon più intenso.
Non è questa una bestemmia. Rassomigliare a Simenon non vuol dire innanzitutto essere Simenon. Vuol dire invece costruire una vicenda tenendo a mente le caratteristiche più salienti dei protagonisti e soprattutto le loro debolezze. Poi è ovvio che subentrano le differenze, e non poche, ma questo lavoro lo lasciamo fare ai lettori più smaliziati.
E a proposito di malizia. Eh sì perché se l’Islanda, per quelli che non ci abitano, vuol dire soprattutto neve, in questo romanzo di giornate tempestose se ne vedono a iosa e rimangono anche tra i momenti più intimi e determinanti di tutta la vicenda.
E in più della serie: chi ha ucciso il vecchio scrittore islandese pochi giorni prima della messa in cantiere di una sua opera in un vecchio teatro della cittadina di Siglufjordur?
Basta questo per una buona traccia del libro. Libro che può invogliare molti a cercare altri romanzi di Jonasson, autore di una certa malia, che con una buona dose di cattiveria in più potrebbe accostarsi ai migliori scrittori di genere contemporanei.
di Eleonora del Poggio
E’ una questione questa che abbiamo sollevato già altre volte e la soluzione al problema non è affatto facile. Rientra in questa sorta di discriminazione non solo la questione mainstream ma tutto un corollario di dispute che renderebbe la cosa fuori da qualsiasi interesse di settore. Almeno così crediamo.
Tocca a quelli come noi (e per noi intendo quelli che non appartengono a scuole determinate di genere) alzare un po’ il tiro e trattare di quei nomi che possono farci ricordare altri autori e meritano almeno l’attenzione dei lettori (quelli consapevoli però).
Ragnar Jonasson è autore islandese che ultimamente ha ottenuto un discreto successo con la serie Dark Iceland e che tratta il genere poliziesco con le dovute maniere e con una buona dose di professionalità. A dirla tutta, e credo senza che i più colti se la prendano a male, può ricordare il Simenon più intenso.
Non è questa una bestemmia. Rassomigliare a Simenon non vuol dire innanzitutto essere Simenon. Vuol dire invece costruire una vicenda tenendo a mente le caratteristiche più salienti dei protagonisti e soprattutto le loro debolezze. Poi è ovvio che subentrano le differenze, e non poche, ma questo lavoro lo lasciamo fare ai lettori più smaliziati.
E a proposito di malizia. Eh sì perché se l’Islanda, per quelli che non ci abitano, vuol dire soprattutto neve, in questo romanzo di giornate tempestose se ne vedono a iosa e rimangono anche tra i momenti più intimi e determinanti di tutta la vicenda.
E in più della serie: chi ha ucciso il vecchio scrittore islandese pochi giorni prima della messa in cantiere di una sua opera in un vecchio teatro della cittadina di Siglufjordur?
Basta questo per una buona traccia del libro. Libro che può invogliare molti a cercare altri romanzi di Jonasson, autore di una certa malia, che con una buona dose di cattiveria in più potrebbe accostarsi ai migliori scrittori di genere contemporanei.
di Eleonora del Poggio
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