RECENSIONI
Barbara Frale
La leggenda nera dei Templari
Editori Laterza, Pag. 230 Euro 18,00
Chi, attratto dal titolo, si aspettasse un tuffo nella letteratura gotica resterebbe deluso. Questo saggio, divulgativo quel tanto che basta per renderlo scorrevole all’occhio del profano, è però assolutamente rigoroso e documentatissimo dal punto di vista storico. Né ci si potrebbe aspettare di meno da una studiosa che da molto tempo approfondisce l’argomento da una postazione privilegiata, essendo fra l’altro Ufficiale presso l’Archivio Segreto Vaticano.
Non vuole essere la storia dei Templari, ma quella della loro leggenda. Anzi, cosa ancora più interessante, descrivere l’evoluzione della leggenda nel corso del tempo. Da leggenda santa e gloriosa a leggenda “nera”. Come un trattato sulla post-verità.
La leggenda templare nasce dunque subito dopo la costituzione dell’ordine stesso, perché la confraternita (…) si trovò inserita per volontà del re di Gerusalemme in un contesto particolare della Città Santa, il sito del Tempio di Salomone, che era anche un enorme contenitore di miti.
Siamo nel 1099, e da questo momento in poi l’ordine, che è insieme ordine religioso e corpo militare, si espande e si accresce in forza, ricchezza e popolarità, moltiplicando le proprie sedi in medio oriente e in Europa.
Sembra incredibile che dopo tanta prosperità, durata circa duecento anni, la sorte dei Templari sia andata incontro non, come sarebbe fisiologico, a un lento declino, bensì a un repentino ribaltamento. Ma l’Autrice spiega che la ragione esiste, ed è da ricercare principalmente nell’atto di forza di Filippo IV di Francia, detto il Bello, che a corto di soldi pensò bene di impossessarsi delle loro ricchezze. Siamo nel 1307 quando si scatena l’offensiva: migliaia di Templari vengono arrestati e interrogati dall’Inquisizione con l’accusa di eresia e stregoneria. Ma come può l’opinione pubblica accettare un simile colpo di scena? Esattamente come si fa oggi: con una campagna di “bufale” che diventano “virali”. Solo che non avendo a disposizione internet si dovette ricorrere a metodi più rustici ma non meno incisivi.
Ancor prima che scattasse la loro cattura, l’Inquisitore aveva ordinato che i frati degli ordini mendicanti percorressero il territorio del regno di Francia tenendo prediche alla gente sull’eresia dei Templari, sì da convincere le masse della loro colpevolezza prima ancora che il processo avesse tecnicamente inizio.
Inutile dire che la cosa fu efficacissima. Papa Clemente V, che aveva tentato di difendere l’ordine eseguendo un’indagine parallela con esito assolutorio, non riuscì a scongiurarne la fine ignominiosa.
Sembrerebbe finita qui, con gli atti delle migliaia di processi rinchiusi in un misterioso cofano verde e lì dimenticati, ma c’è un seguito. Prima una riscoperta da parte degli studiosi del Rinascimento, interessati alla negromanzia, poi una rivalutazione da parte della Massoneria che nel XVIII secolo ritenne prestigioso raccoglierne l’eredità.
In quel momento le logge massoniche (…) vivevano il passaggio dalla cosiddetta massoneria operativa, formata cioè da corporazioni di artigiani, a quella speculativa, che attirava membri della nobiltà e della maggiore borghesia; (…) la possibilità che le origini massoniche fossero nobili ed elevate seduceva profondamente i sodali di illustre estrazione sociale…
È interessante notare che in queste alterne vicende gli elementi su cui fanno perno tanto l’esaltazione che l’esecrazione sono sempre gli stessi: la segretezza (la stessa Regola dell’ordine era nota nella sua forma completa solo alle più alte cariche) e la convinzione che i cavalieri avessero accesso a un sistema di conoscenze superiori di tipo mistico o magico (originate fin dall’inizio dalle leggende riguardanti re Salomone, fondatore del Tempio). È quello che la Frale mette bene in luce evidenziando un filo conduttore che pur attraverso vicende alterne mantiene inalterato il nucleo fondante della leggenda.
di Giovanna Repetto
Non vuole essere la storia dei Templari, ma quella della loro leggenda. Anzi, cosa ancora più interessante, descrivere l’evoluzione della leggenda nel corso del tempo. Da leggenda santa e gloriosa a leggenda “nera”. Come un trattato sulla post-verità.
La leggenda templare nasce dunque subito dopo la costituzione dell’ordine stesso, perché la confraternita (…) si trovò inserita per volontà del re di Gerusalemme in un contesto particolare della Città Santa, il sito del Tempio di Salomone, che era anche un enorme contenitore di miti.
Siamo nel 1099, e da questo momento in poi l’ordine, che è insieme ordine religioso e corpo militare, si espande e si accresce in forza, ricchezza e popolarità, moltiplicando le proprie sedi in medio oriente e in Europa.
Sembra incredibile che dopo tanta prosperità, durata circa duecento anni, la sorte dei Templari sia andata incontro non, come sarebbe fisiologico, a un lento declino, bensì a un repentino ribaltamento. Ma l’Autrice spiega che la ragione esiste, ed è da ricercare principalmente nell’atto di forza di Filippo IV di Francia, detto il Bello, che a corto di soldi pensò bene di impossessarsi delle loro ricchezze. Siamo nel 1307 quando si scatena l’offensiva: migliaia di Templari vengono arrestati e interrogati dall’Inquisizione con l’accusa di eresia e stregoneria. Ma come può l’opinione pubblica accettare un simile colpo di scena? Esattamente come si fa oggi: con una campagna di “bufale” che diventano “virali”. Solo che non avendo a disposizione internet si dovette ricorrere a metodi più rustici ma non meno incisivi.
Ancor prima che scattasse la loro cattura, l’Inquisitore aveva ordinato che i frati degli ordini mendicanti percorressero il territorio del regno di Francia tenendo prediche alla gente sull’eresia dei Templari, sì da convincere le masse della loro colpevolezza prima ancora che il processo avesse tecnicamente inizio.
Inutile dire che la cosa fu efficacissima. Papa Clemente V, che aveva tentato di difendere l’ordine eseguendo un’indagine parallela con esito assolutorio, non riuscì a scongiurarne la fine ignominiosa.
Sembrerebbe finita qui, con gli atti delle migliaia di processi rinchiusi in un misterioso cofano verde e lì dimenticati, ma c’è un seguito. Prima una riscoperta da parte degli studiosi del Rinascimento, interessati alla negromanzia, poi una rivalutazione da parte della Massoneria che nel XVIII secolo ritenne prestigioso raccoglierne l’eredità.
In quel momento le logge massoniche (…) vivevano il passaggio dalla cosiddetta massoneria operativa, formata cioè da corporazioni di artigiani, a quella speculativa, che attirava membri della nobiltà e della maggiore borghesia; (…) la possibilità che le origini massoniche fossero nobili ed elevate seduceva profondamente i sodali di illustre estrazione sociale…
È interessante notare che in queste alterne vicende gli elementi su cui fanno perno tanto l’esaltazione che l’esecrazione sono sempre gli stessi: la segretezza (la stessa Regola dell’ordine era nota nella sua forma completa solo alle più alte cariche) e la convinzione che i cavalieri avessero accesso a un sistema di conoscenze superiori di tipo mistico o magico (originate fin dall’inizio dalle leggende riguardanti re Salomone, fondatore del Tempio). È quello che la Frale mette bene in luce evidenziando un filo conduttore che pur attraverso vicende alterne mantiene inalterato il nucleo fondante della leggenda.
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