RECENSIONI
Jack Ketchum
La ragazza della porta accanto
Gargoyle books, Pag. 288 Euro 17,00
Ho sempre ritenuto Stephen King oltre che un grande scrittore anche una grande 'penna' tout-court. Per i più scettici consiglierei la lettura di Danse macabre dove ai suoi incubi tipicamente narrativi si aggiungevano le paure adolescenziali quando vedeva i film di terrore post-maccartismo o leggeva libri nella piena e americanissima tradizione pulp.
In questo caso aggiunge un tocco finale ad un romanzo già di per sé straordinario. Dice di Ketchum: Il suo è uno stile lineare e piatto, come succedeva a Jim Thompson (e chi ci segue sa che opinione abbiamo su quest'ultimo!), attraversato qua e là da un ruscello di prosa frastagliata e rischiarato da un umorismo semi-isterico. E nello specifico de La ragazza della porta accanto (traduzione del titolo una volta tanto letterale... ma che ti volevi inventare?) aggiunge: E' uno scenario da incubo, dove Happy Days si incrocia con Arancia Meccanica, dove The many loves of Dobbie Gillis (una sit-comedy che andò in onda negli Usa nei primi anni sessanta con Debbie Reynolds e mai importata in Italia) si fonde con Il collezionista.
Quello che, spero, avrete tra le mani è un romanzo unico e agghiacciante: dove la paura non è nella rappresentazione della violenza (anch'essa terrificante), ma nell'attesa e quindi nell'ansia di un crescendo che s'ignora dove possa finire.
Pur avendo uno stomaco 'provato' da visioni e letture di un certo punto, il sottoscritto nell'affrontare il romanzo di Ketchum ha provato un disagio e una sofferenza mai avvertiti prima.
America rurale, anni cinquanta. Due sorelle, Meg e Susan Loughlin, vengono affidate ad una loro cugina alla lontana dopo che i loro genitori sono rimasti uccisi in un incidente d'auto. Ruth, l'affidataria, in apparenza ottima madre di famiglia, in realtà nasconde una vena di alienazione che la porterà ben presto a riversare il suo sadismo incontrollato nei confronti delle affidate, aiutata dai suoi figli e da una sorta di connivenza e complicità di altri ragazzi. Tra questi, David, vicino di casa di Ruth, che intuisce la gravità degli avvenimenti, ma non ha coraggio a sufficienza per denunciarli.
Il punto è che ci sono cose alle quali non si può girare intorno a vuoto. O le racconti o non le racconti. E il problema, infatti, era quello di conservare intatti alcuni snodi fondamentali della vicenda, senza eliminare tutte le barbarie commesse da quel branco di ragazzini.
Così dice Ketchum in una nota aggiuntiva al romanzo: nella rappresentazione di questa tragedia (non vi racconto il finale, ma davvero le sevizie nei confronto delle due ragazze avranno un epilogo angoscioso) lo scrittore sembra voler mettere l'accento su una distribuzione quasi uguale delle responsabilità e quindi offrire una visione della società e del mondo lontano da qualsivoglia riscatto.
In realtà non è così: Ketchum prima di tutto propone alla fine una sorta di giustizia giusta, in un afflato 'morale' che ci è parso sacrosanto, ma pensiamo che al di sopra delle sue intenzioni il pensiero principale fosse quello di raccontare una storia di violenza quotidiana, come ne esistono a migliaia, tutti i giorni e in tutto il creato.
Dice ancora King: Nel mondo di Ketchum, gli gnomi sono cannibali, i lupi non rimangono mai a corto di fiato, e la principessina buona finisce sempre in un rifugio antiatomico, legata mani e piedi a una trave mentre una pazza indemoniata si diverte a liquefarle il clitoride con un ferro da stiro rovente.
Eh sì, ne La ragazza della porta accanto succede proprio questo. Quindi direi: lettura sconsigliata ai minori di quattordici anni, ma consigliatissima a chi cerca un autore capace, come pochi, di raccontare una violenza inaudita senza cadere nella trappola dell'autocompiacimento grandguignolesco. Ed il risultato è straordinario.
di Alfredo Ronci
In questo caso aggiunge un tocco finale ad un romanzo già di per sé straordinario. Dice di Ketchum: Il suo è uno stile lineare e piatto, come succedeva a Jim Thompson (e chi ci segue sa che opinione abbiamo su quest'ultimo!), attraversato qua e là da un ruscello di prosa frastagliata e rischiarato da un umorismo semi-isterico. E nello specifico de La ragazza della porta accanto (traduzione del titolo una volta tanto letterale... ma che ti volevi inventare?) aggiunge: E' uno scenario da incubo, dove Happy Days si incrocia con Arancia Meccanica, dove The many loves of Dobbie Gillis (una sit-comedy che andò in onda negli Usa nei primi anni sessanta con Debbie Reynolds e mai importata in Italia) si fonde con Il collezionista.
Quello che, spero, avrete tra le mani è un romanzo unico e agghiacciante: dove la paura non è nella rappresentazione della violenza (anch'essa terrificante), ma nell'attesa e quindi nell'ansia di un crescendo che s'ignora dove possa finire.
Pur avendo uno stomaco 'provato' da visioni e letture di un certo punto, il sottoscritto nell'affrontare il romanzo di Ketchum ha provato un disagio e una sofferenza mai avvertiti prima.
America rurale, anni cinquanta. Due sorelle, Meg e Susan Loughlin, vengono affidate ad una loro cugina alla lontana dopo che i loro genitori sono rimasti uccisi in un incidente d'auto. Ruth, l'affidataria, in apparenza ottima madre di famiglia, in realtà nasconde una vena di alienazione che la porterà ben presto a riversare il suo sadismo incontrollato nei confronti delle affidate, aiutata dai suoi figli e da una sorta di connivenza e complicità di altri ragazzi. Tra questi, David, vicino di casa di Ruth, che intuisce la gravità degli avvenimenti, ma non ha coraggio a sufficienza per denunciarli.
Il punto è che ci sono cose alle quali non si può girare intorno a vuoto. O le racconti o non le racconti. E il problema, infatti, era quello di conservare intatti alcuni snodi fondamentali della vicenda, senza eliminare tutte le barbarie commesse da quel branco di ragazzini.
Così dice Ketchum in una nota aggiuntiva al romanzo: nella rappresentazione di questa tragedia (non vi racconto il finale, ma davvero le sevizie nei confronto delle due ragazze avranno un epilogo angoscioso) lo scrittore sembra voler mettere l'accento su una distribuzione quasi uguale delle responsabilità e quindi offrire una visione della società e del mondo lontano da qualsivoglia riscatto.
In realtà non è così: Ketchum prima di tutto propone alla fine una sorta di giustizia giusta, in un afflato 'morale' che ci è parso sacrosanto, ma pensiamo che al di sopra delle sue intenzioni il pensiero principale fosse quello di raccontare una storia di violenza quotidiana, come ne esistono a migliaia, tutti i giorni e in tutto il creato.
Dice ancora King: Nel mondo di Ketchum, gli gnomi sono cannibali, i lupi non rimangono mai a corto di fiato, e la principessina buona finisce sempre in un rifugio antiatomico, legata mani e piedi a una trave mentre una pazza indemoniata si diverte a liquefarle il clitoride con un ferro da stiro rovente.
Eh sì, ne La ragazza della porta accanto succede proprio questo. Quindi direi: lettura sconsigliata ai minori di quattordici anni, ma consigliatissima a chi cerca un autore capace, come pochi, di raccontare una violenza inaudita senza cadere nella trappola dell'autocompiacimento grandguignolesco. Ed il risultato è straordinario.
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