RECENSIONI
Alessandra Kersevan
Lager italiani
Nutrimenti, Pag. 287 Euro 18,00
Quando le parole hanno davvero un senso. Il sottotitolo del saggio in questione dice: Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943. Sì avete letto bene, per civili jugoslavi. Quando Mussolini invase la Jugoslavia nel 1941 per avere spazio vitale in Adriatico, non solo, in disprezzo a tutte le convenzioni internazionali, occupò uno Stato sovrano e indipendente, ma, con una tenacia ed una barbarie eguali a quelle dei nazisti, procedette ad un sistematico internamento delle popolazioni.
Inizialmente gli internati furono ex militari dell'esercito jugoslavo e oppositori dell'occupazione. In seguito, con l'attuazione delle disposizioni della circolare 3C e dei 'cicli operativi' antipartigiani, i campi si riempirono di uomini, donne, vecchi, bambini deportati dai paesi rastrellati e bruciati. Pag.127.
L'unica differenza (se differenza è tra l'altro) è che i fascisti non gasavano o sterminavano le proprie vittime come facevano i nazisti, ma le facevano morire di fame di stenti.
Ci si chiede come mai una tragedia di siffatte proporzioni, la snazionalizzazione di un intero popolo, ritenuto barbaro e incivile, sia stata letteralmente cancellata dalla memoria collettiva degli italiani. Sembra quasi che sia stato operato, paradossalmente, una sorta di salvataggio storico o quanto meno un presidium in fuga ponere. Cioè, sia stata gettata un'ancora di salvezza ad un regime ormai morto e impresentabile sotto tutti i punti di vista.
Come dice Winfried G.Sebald nel suo Storia naturale della distruzione, a proposito della situazione post-bellica della Germania i tedeschi per molti decenni hanno rimosso completamente il 'problema'nazista, per non caricarsi di una responsabilità morale e civile che aveva determinato la morte di milioni di persone.
L'Italia, nonostante i tentativi reazionari e revisionisti di una parte della nostra classe politica, con inserti pericolosamente di sinistra, dovrebbe riflettere sul proprio passato, e su un regime che, passo dopo passo, ha consegnato alla Storia un'immagine di questo paese ferale e vergognosa. E che ci ha trasmesso un'eredità scomoda: non è forse vero che con l'alibi delle vendette 'politiche' si vuole riscrivere la trama dell'Italia partigiana e antifascista? Non è questo il senso da dare alle iniziative dei politici che insistono sul problema delle foibe e sull'attività delittuosa dei gruppi di liberazione?
Dice bene lo storico Enzo Collotti: non è giusto affermare che dalla feroce snazionalizzazione operata dal fascismo nei confronti delle popolazioni solove e croate nascono le radici dell'odio, delle foibe e dell'esodo dall'Istria?
Una suggestione del genere in qualche modo offre poco spazio, e giustamente, alle rivendicazioni false e tendenziose, di un, ahinoi, ampio schieramento politico che vede nella riappacificazione e nella suddivisione di responsabilità, il seme giusto per la ri-costruzione storica di questo paese.
Se ricostruire l'Italia significa mettere una pietra sopra ai delitti più atroci di un sistema con la scusa che dall'altra parte non tutti erano agnellini, non si rende giustizia ai morti e alla memoria 'vera' che è sempre più giusta di quella di 'comodo'.
Questo libro è, prima di tutto, un'opera civile ed responsabile, poi diventa anche un atto 'rivoluzionario'. E quanto ne abbiamo bisogno di questi tempi!
di Alfredo Ronci
Inizialmente gli internati furono ex militari dell'esercito jugoslavo e oppositori dell'occupazione. In seguito, con l'attuazione delle disposizioni della circolare 3C e dei 'cicli operativi' antipartigiani, i campi si riempirono di uomini, donne, vecchi, bambini deportati dai paesi rastrellati e bruciati. Pag.127.
L'unica differenza (se differenza è tra l'altro) è che i fascisti non gasavano o sterminavano le proprie vittime come facevano i nazisti, ma le facevano morire di fame di stenti.
Ci si chiede come mai una tragedia di siffatte proporzioni, la snazionalizzazione di un intero popolo, ritenuto barbaro e incivile, sia stata letteralmente cancellata dalla memoria collettiva degli italiani. Sembra quasi che sia stato operato, paradossalmente, una sorta di salvataggio storico o quanto meno un presidium in fuga ponere. Cioè, sia stata gettata un'ancora di salvezza ad un regime ormai morto e impresentabile sotto tutti i punti di vista.
Come dice Winfried G.Sebald nel suo Storia naturale della distruzione, a proposito della situazione post-bellica della Germania i tedeschi per molti decenni hanno rimosso completamente il 'problema'nazista, per non caricarsi di una responsabilità morale e civile che aveva determinato la morte di milioni di persone.
L'Italia, nonostante i tentativi reazionari e revisionisti di una parte della nostra classe politica, con inserti pericolosamente di sinistra, dovrebbe riflettere sul proprio passato, e su un regime che, passo dopo passo, ha consegnato alla Storia un'immagine di questo paese ferale e vergognosa. E che ci ha trasmesso un'eredità scomoda: non è forse vero che con l'alibi delle vendette 'politiche' si vuole riscrivere la trama dell'Italia partigiana e antifascista? Non è questo il senso da dare alle iniziative dei politici che insistono sul problema delle foibe e sull'attività delittuosa dei gruppi di liberazione?
Dice bene lo storico Enzo Collotti: non è giusto affermare che dalla feroce snazionalizzazione operata dal fascismo nei confronti delle popolazioni solove e croate nascono le radici dell'odio, delle foibe e dell'esodo dall'Istria?
Una suggestione del genere in qualche modo offre poco spazio, e giustamente, alle rivendicazioni false e tendenziose, di un, ahinoi, ampio schieramento politico che vede nella riappacificazione e nella suddivisione di responsabilità, il seme giusto per la ri-costruzione storica di questo paese.
Se ricostruire l'Italia significa mettere una pietra sopra ai delitti più atroci di un sistema con la scusa che dall'altra parte non tutti erano agnellini, non si rende giustizia ai morti e alla memoria 'vera' che è sempre più giusta di quella di 'comodo'.
Questo libro è, prima di tutto, un'opera civile ed responsabile, poi diventa anche un atto 'rivoluzionario'. E quanto ne abbiamo bisogno di questi tempi!
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