RECENSIONI
Joe Dunthorne
Piccole indagini sotto il pelo dell'acqua
Piemme, Pag.350 Euro 16,00
Sarà perchè ancora mi sento adolescente, benchè abbia da tempo superato l'età preposta a simili emozioni, sarà perchè penso sempre che ciò che siamo/saremo nella vita si forma in quella piccola parentesi burrascosa che si situa in un'epoca imprecisata fra l'infanzia e la maturità, sarà che il linguaggio adolescenziale ben si presta agli sconfinamenti tipicamente lunatici della vita tutta, ma è dai tempi de Il giovane Holden che non mi stanco di leggere le educazioni sentimentali e le gesta eroiche di piccoli adulti in fieri.
Così quando in libreria scovo un libro che sulla copertina cita l'acutezza e l'intelligenza di Salinger riproposti ai giorni nostri (ma il nostro caro è sempre attuale) non riesco a frenare l'impulso all'acquisto.
Dalle prime righe capisco che molto meglio di alcune t-shirt che non indosserò e di certi cd decisamente troppo colti, può fare il possesso di un piccolo libro prezioso. Le pagine di Joe Dunthorne scivolano via veloci e leggere e ci si innamora subito di Oliver Tate.
Oliver, che ha una fissazione per le parole lunghe e complesse. Oliver che è efferato con le ragazzine grasse e subito dopo pentito della necessità che sente di seguire i compagni in scorribande da bulli. Oliver che ha due genitori che hanno problemi di coppia e poche capacità di risolverli. Oliver che sperimenta il primo amore, i primi baci, il primo sesso frenetico.
Il giovane Tate ha un'intelligenza sfrontata ed eclettica, è caparbio e molto innamorato della propria famiglia, ma sa essere insensibile e sciocco come qualsiasi ragazzo della sua età (14 magnifici anni). Tiene un diario che, a scanso di equivoci, è più un giornale di bordo piuttosto che un diario segreto, di quelli col lucchetto dorato per intendersi, per paura di ritorsioni che però perpetra su altri. È assolutamente fuori luogo e incapace di dire la cosa giusta quando ce ne sarebbe bisogno, e così mentre la sua fidanzata cresce diventando donna, lui rimane indietro ad assistere impotente annotando che dalla peluria spettrale che mi copre le guance si evince che, fisicamente, non sono ancora un uomo. Sono anche del tutto privo di odori. Ma da quando Jordana mi ha scaricato mi sento come uno di mezza età. Colpa del trauma. Sembra che abbia sedici anni, ma è solo un'impressione.
Con frasi come queste, di cui il libro è costellato, Oliver si conquista la simpatia del tutto speciale che tributiamo alle persone profondamente umane, perfettibili, inesperte, in bilico fra l'essere e il divenire. Joe Dunthorne ci regala un amico che vorremmo avere, quello che usa termini come "triscaidecafobia" (la paura del numero tredici) e "zugzwang" (mossa obbligata che costringe a una difficile scelta), qualcuno che mostrandoci ansie e paranoie del tutto condivisibili ci dà una mano a superarle. Qualcuno che affronta scogli che si prospettano prima o poi sulla rotta di chiunque e per i quali non c'è mai un libretto delle istruzioni.
Se in un libro cercate il divertimento, l'arguzia e l'affezione per i personaggi, nelle "piccole indagini" di Oliver troverete qualcosa che è all'altezza delle vostre aspettative. E meno male che almeno con la letteratura la frustrazione può restare accantonata per un po'.
di Enrica Murru
Così quando in libreria scovo un libro che sulla copertina cita l'acutezza e l'intelligenza di Salinger riproposti ai giorni nostri (ma il nostro caro è sempre attuale) non riesco a frenare l'impulso all'acquisto.
Dalle prime righe capisco che molto meglio di alcune t-shirt che non indosserò e di certi cd decisamente troppo colti, può fare il possesso di un piccolo libro prezioso. Le pagine di Joe Dunthorne scivolano via veloci e leggere e ci si innamora subito di Oliver Tate.
Oliver, che ha una fissazione per le parole lunghe e complesse. Oliver che è efferato con le ragazzine grasse e subito dopo pentito della necessità che sente di seguire i compagni in scorribande da bulli. Oliver che ha due genitori che hanno problemi di coppia e poche capacità di risolverli. Oliver che sperimenta il primo amore, i primi baci, il primo sesso frenetico.
Il giovane Tate ha un'intelligenza sfrontata ed eclettica, è caparbio e molto innamorato della propria famiglia, ma sa essere insensibile e sciocco come qualsiasi ragazzo della sua età (14 magnifici anni). Tiene un diario che, a scanso di equivoci, è più un giornale di bordo piuttosto che un diario segreto, di quelli col lucchetto dorato per intendersi, per paura di ritorsioni che però perpetra su altri. È assolutamente fuori luogo e incapace di dire la cosa giusta quando ce ne sarebbe bisogno, e così mentre la sua fidanzata cresce diventando donna, lui rimane indietro ad assistere impotente annotando che dalla peluria spettrale che mi copre le guance si evince che, fisicamente, non sono ancora un uomo. Sono anche del tutto privo di odori. Ma da quando Jordana mi ha scaricato mi sento come uno di mezza età. Colpa del trauma. Sembra che abbia sedici anni, ma è solo un'impressione.
Con frasi come queste, di cui il libro è costellato, Oliver si conquista la simpatia del tutto speciale che tributiamo alle persone profondamente umane, perfettibili, inesperte, in bilico fra l'essere e il divenire. Joe Dunthorne ci regala un amico che vorremmo avere, quello che usa termini come "triscaidecafobia" (la paura del numero tredici) e "zugzwang" (mossa obbligata che costringe a una difficile scelta), qualcuno che mostrandoci ansie e paranoie del tutto condivisibili ci dà una mano a superarle. Qualcuno che affronta scogli che si prospettano prima o poi sulla rotta di chiunque e per i quali non c'è mai un libretto delle istruzioni.
Se in un libro cercate il divertimento, l'arguzia e l'affezione per i personaggi, nelle "piccole indagini" di Oliver troverete qualcosa che è all'altezza delle vostre aspettative. E meno male che almeno con la letteratura la frustrazione può restare accantonata per un po'.
di Enrica Murru
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