RECENSIONI
Günter Kunert
Uomo in mare
Mobydick, Pag. 142 Euro 13,00
Ingiustamente ignorato in Italia, forse perché la sua grandezza ha avuto modo di rivelarsi soprattutto nella poesia, questo scrittore gode invece di grande considerazione in Germania, là dove la sua storia personale si è profondamente intrecciata con quella nazionale. Nato a Berlino nel 1929, e scampato allo stermino insieme alla madre ebrea, mosse i primi passi letterari nella Repubblica Democratica, apprezzato e sostenuto anche da Bertolt Brecht, per poi cadere, a causa del suo spirito critico e satirico, sotto l'attenzione della Stasi. Alla fine di un lungo calvario da scrittore scomodo, si trasferì definitivamente in Occidente nel 1976, nella casa in cui tuttora vive e lavora, coltivando la sua indipendenza di pensiero e di scrittura, lontano dalle mode o dalle pseudo esigenze del mercato editoriale, il suo sano individualismo (...) sempre attento a non farsi prescrivere nulla da nessuno...
Come dice il curatore, nella compilazione dell'antologia ci si è volutamente concentrati sul frammento, sulla scaglia narrativa... sugli schizzi di cui Kunert è maestro. Non per niente egli proviene dallo studio delle arti figurative (da una sua opera è tratta l'illustrazione di copertina). E comunque se è impossibile, in un solo libro, dare conto della sua vasta produzione letteraria, si riesce bene invece a mettere a fuoco lo stile del suo pensiero, così lucido e acuto, sempre pervaso da un'originalità senza enfasi, che proprio per il modo sommesso e scarno in cui si esprime coglie a tradimento e colpisce a fondo. Spesso da minime osservazioni scaturisce una parabola.
Durante il sorpasso succede che l'automobile in sorpasso scompaia dallo specchietto laterale: essa procede per la sua strada nell'angolo morto, e per il sorpassato sembra essersi dissolta in aria, finché non esce sparata dall'angolo passandogli davanti (...) nella nostra vita quotidiana noi siamo circondati da un'incredibile serie di angoli morti, dai quali talvolta compare inaspettatamente ciò che forse già da tempo ci stava seguendo. (...) Spesso siamo sbalorditi di quanto ci succede, ma solo esclusivamente perché non ci eravamo resi conto di quanto sia limitato il nostro campo visivo, cosicché non ci accorgiamo dell'arrivo della grazia o della disgrazia.
Alcuni brani sono più contestualizzati, e si inscrivono in un particolare momento storico. Così la gustosa storiella in cui immagina che un certo signor G., scrittore, sia chiamato a colloquio da un censore del regime: qui unisce la testimonianza autobiografica al gioco paradossale, perché appare chiaro che il malcapitato scrittore altri non è che Goethe.
Nella maggior parte dei frammenti però l'attenzione è posta ai temi universali della vita umana, affrontati con grande onestà intellettuale e senza alcuna retorica.
Particolarmente significativi, quasi struggenti, sono i passi in cui l'Autore esamina il proprio rapporto con la scrittura, e in primo luogo la ragione per cui si scrive.
Il motivo è molto semplice: per vivere.(...) Scrivere: affinché avvenga ciò che in segreto ciascuno desidera: che l'attimo per un attimo abbia durata e possa essere sempre ogni volta ridestato. (...) Finché si scrive, la rovina è bandita, la caducità non ha luogo, perciò scrivo: per sopportare il mondo che senza pausa si dissolve nel nulla.
di Giovanna Repetto
Come dice il curatore, nella compilazione dell'antologia ci si è volutamente concentrati sul frammento, sulla scaglia narrativa... sugli schizzi di cui Kunert è maestro. Non per niente egli proviene dallo studio delle arti figurative (da una sua opera è tratta l'illustrazione di copertina). E comunque se è impossibile, in un solo libro, dare conto della sua vasta produzione letteraria, si riesce bene invece a mettere a fuoco lo stile del suo pensiero, così lucido e acuto, sempre pervaso da un'originalità senza enfasi, che proprio per il modo sommesso e scarno in cui si esprime coglie a tradimento e colpisce a fondo. Spesso da minime osservazioni scaturisce una parabola.
Durante il sorpasso succede che l'automobile in sorpasso scompaia dallo specchietto laterale: essa procede per la sua strada nell'angolo morto, e per il sorpassato sembra essersi dissolta in aria, finché non esce sparata dall'angolo passandogli davanti (...) nella nostra vita quotidiana noi siamo circondati da un'incredibile serie di angoli morti, dai quali talvolta compare inaspettatamente ciò che forse già da tempo ci stava seguendo. (...) Spesso siamo sbalorditi di quanto ci succede, ma solo esclusivamente perché non ci eravamo resi conto di quanto sia limitato il nostro campo visivo, cosicché non ci accorgiamo dell'arrivo della grazia o della disgrazia.
Alcuni brani sono più contestualizzati, e si inscrivono in un particolare momento storico. Così la gustosa storiella in cui immagina che un certo signor G., scrittore, sia chiamato a colloquio da un censore del regime: qui unisce la testimonianza autobiografica al gioco paradossale, perché appare chiaro che il malcapitato scrittore altri non è che Goethe.
Nella maggior parte dei frammenti però l'attenzione è posta ai temi universali della vita umana, affrontati con grande onestà intellettuale e senza alcuna retorica.
Particolarmente significativi, quasi struggenti, sono i passi in cui l'Autore esamina il proprio rapporto con la scrittura, e in primo luogo la ragione per cui si scrive.
Il motivo è molto semplice: per vivere.(...) Scrivere: affinché avvenga ciò che in segreto ciascuno desidera: che l'attimo per un attimo abbia durata e possa essere sempre ogni volta ridestato. (...) Finché si scrive, la rovina è bandita, la caducità non ha luogo, perciò scrivo: per sopportare il mondo che senza pausa si dissolve nel nulla.
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