RECENSIONI
Angela Scarparo
Volevamo essere giganti
Gaffi editore, Pag. 316 Euro 18,00
Confessioni di un italiano (ah Nievo dove sei!): non ce l'ho fatta, ho provato con tutte le mie forze, ma non ce l'ho fatta.
Non ce l'ho fatta a farmi piacere questo libro, eppure mi sono armato di pazienza: chi mi conosce sa la mia idiosincrasia per le scrittrici (ne devo trovare ancora una che non m'appaia una casalinga della letteratura, ... e quelle che vogliono essere trasgressive contro il potere invalidante del maschio, sono ancora più ridicole. Mica stiamo parlando di femministe, ma operaie di un falso riscatto se non addirittura operaie del sesso!), ma ho voluto impormi una condotta moralmente ineccepibile per tentare di elaborare un concetto positivo ed arrivare alla conclusione che non tutte quelle che scrivono sono inutili all'umanità, ma hanno anche il pregio di farsi valere, perché comunque il pensiero (ce lo devi mettere quando scrivi, accidenti) è complesso.
Macché: la storia di questa pischella, Lucy, che ha una madre insopportabile e fascista, una zia impresentabile ed uno zio invadente e cialtrone, per quanto ammantata di uno humor molto english non ha ragione, alla fine, di essere.
Certo, si è tentata la carta dell'intrattenimento, ma l'umorismo è un'arma a doppio taglio: se ti riesce diventi come Campanile e Villaggio, se ti va male rischi di fare una figura di merda. La Scarparo ha fatto come quegli amici che nelle serate vogliono fare i compagnoni: nella prima ti diverti, nella seconda cominci a sopportarli, nella terza vorresti piantar loro una lama in gola e farli tacere per sempre.
Per carità, non vogliamo essere così cattivi con la Scarparo, scrittrice non di primo pelo e all'attivo anche uscite di un certo target, ma veramente dopo poco più di una mezza lettura del suo libro (quando ho detto che non ce l'avevo fatta era soprattutto perché non ero riuscito ad arrivare alla fine del libro, nonostante le mie buone intenzioni. Ho pensato addirittura di farmi legare, ma le mie paure claustrofobiche hanno prevalso) mi è rimasta solo un'incredibile insofferenza e l'impressione che sorridere non sempre equivale a sopravvivere (ad una lettura!).
Mi spiace, soprattutto per Gaffi editore che negli ultimi tempi aveva offerto autori (autori!!) assolutamente al di sopra di una ipotetica media nazionale (Orecchio, Patriarca, Kraunspenhaar).
Qui siamo all'infortunio, alla rottura del malleolo, alla frattura del tendine d'Achille, alla maledizione del legamento crociato.
Speriamo in una pronta guarigione.
Volevano essere giganti, ... a malapena dei lilliput.
di Alfredo Ronci
Non ce l'ho fatta a farmi piacere questo libro, eppure mi sono armato di pazienza: chi mi conosce sa la mia idiosincrasia per le scrittrici (ne devo trovare ancora una che non m'appaia una casalinga della letteratura, ... e quelle che vogliono essere trasgressive contro il potere invalidante del maschio, sono ancora più ridicole. Mica stiamo parlando di femministe, ma operaie di un falso riscatto se non addirittura operaie del sesso!), ma ho voluto impormi una condotta moralmente ineccepibile per tentare di elaborare un concetto positivo ed arrivare alla conclusione che non tutte quelle che scrivono sono inutili all'umanità, ma hanno anche il pregio di farsi valere, perché comunque il pensiero (ce lo devi mettere quando scrivi, accidenti) è complesso.
Macché: la storia di questa pischella, Lucy, che ha una madre insopportabile e fascista, una zia impresentabile ed uno zio invadente e cialtrone, per quanto ammantata di uno humor molto english non ha ragione, alla fine, di essere.
Certo, si è tentata la carta dell'intrattenimento, ma l'umorismo è un'arma a doppio taglio: se ti riesce diventi come Campanile e Villaggio, se ti va male rischi di fare una figura di merda. La Scarparo ha fatto come quegli amici che nelle serate vogliono fare i compagnoni: nella prima ti diverti, nella seconda cominci a sopportarli, nella terza vorresti piantar loro una lama in gola e farli tacere per sempre.
Per carità, non vogliamo essere così cattivi con la Scarparo, scrittrice non di primo pelo e all'attivo anche uscite di un certo target, ma veramente dopo poco più di una mezza lettura del suo libro (quando ho detto che non ce l'avevo fatta era soprattutto perché non ero riuscito ad arrivare alla fine del libro, nonostante le mie buone intenzioni. Ho pensato addirittura di farmi legare, ma le mie paure claustrofobiche hanno prevalso) mi è rimasta solo un'incredibile insofferenza e l'impressione che sorridere non sempre equivale a sopravvivere (ad una lettura!).
Mi spiace, soprattutto per Gaffi editore che negli ultimi tempi aveva offerto autori (autori!!) assolutamente al di sopra di una ipotetica media nazionale (Orecchio, Patriarca, Kraunspenhaar).
Qui siamo all'infortunio, alla rottura del malleolo, alla frattura del tendine d'Achille, alla maledizione del legamento crociato.
Speriamo in una pronta guarigione.
Volevano essere giganti, ... a malapena dei lilliput.
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