RECENSIONI
Antonio Manzini
Cinque indagini romane per Rocco Schiavone
Sellerio, Pa. 244 Euro 14,00
Mettiamolo in chiaro. Manzini, pur non essendo Camilleri, a volte prende come Camilleri. Per carità, niente che potrebbe scomodare la Crusca, ma le avventure di Rocco Schiavone sono sottilmente audaci e perseveranti.
E poi c’è Marco Giallini, almeno nella resa televisiva. Eh sì, diciamoci pure questo: se nelle disgrazie di Rocco Schiavone non ci fosse Marco Giallini le cose, molto probabilmente (anzi, sicuramente) sarebbero diverse. Nella tv tutto gira intorno al suo essere ad Aosta senza esserci mai (non so cosa ne pensano gli abitanti del capoluogo valdostano), ma nello stesso tempo tutto s’insinua e si straccia con una commovente adesione alla vita che, escludendo Montalbano e qualche precedente investigatore, è una delle cose più chiare e nello stesso tempo morbose, della nostra televisione.
Che poi, ad essere più precisi, trent’anni fa un poliziotto del genere avrebbe fatto agitare la panza a parecchie forze politiche (parlamentari e non). Ora, vista la situazione della nostra povera e disastrata politica italiana, tutto si rivolge ad altre situazioni e ad altre considerazioni (chi non si turba per gli affanni amorosi dello Schiavone nei confronti della sua donna che sta poi alla base della suo arrivo ad Aosta?).
Ecco quello: il poliziotto affascina e a volte commuove (meglio: Giallini affascina e a volte commuove) perché ci sfuggono i connotati essenziali del nostro essere in pista. E se nessuno reclama una sua linea politica, le avventure del poliziotto romano, ora valdostano, risultano amorose ed invitanti.
E poi, per ultimo, non dimentichiamoci che spesso una struttura poliziesca ha il suo successo per via di una attenta analisi recitativa. Non so chi sia il regista di Schiavone, non so se abbia avuto precedenti, ma il tutto va… perfettamente.
Qualcuno dirà: non sarà forse responsabilità di Manzini? Certo, è ovvio. Quello che Manzini racconta è quello che sente. E non ci sembra poco. E lo dico perché ci sono altre avventure poliziesche che stringono il cuore… nel senso che fanno proprio male al cuore (avete presente I bastardi di Pizzi Falcone di quel misterioso Maurizio De Giovanni?).
Qualcuno dirà: ma hai recensito il libro o la serie televisiva? Entrambi. E’ lo stesso. Il risultato è sempre amabile.
di Alfredo Ronci
E poi c’è Marco Giallini, almeno nella resa televisiva. Eh sì, diciamoci pure questo: se nelle disgrazie di Rocco Schiavone non ci fosse Marco Giallini le cose, molto probabilmente (anzi, sicuramente) sarebbero diverse. Nella tv tutto gira intorno al suo essere ad Aosta senza esserci mai (non so cosa ne pensano gli abitanti del capoluogo valdostano), ma nello stesso tempo tutto s’insinua e si straccia con una commovente adesione alla vita che, escludendo Montalbano e qualche precedente investigatore, è una delle cose più chiare e nello stesso tempo morbose, della nostra televisione.
Che poi, ad essere più precisi, trent’anni fa un poliziotto del genere avrebbe fatto agitare la panza a parecchie forze politiche (parlamentari e non). Ora, vista la situazione della nostra povera e disastrata politica italiana, tutto si rivolge ad altre situazioni e ad altre considerazioni (chi non si turba per gli affanni amorosi dello Schiavone nei confronti della sua donna che sta poi alla base della suo arrivo ad Aosta?).
Ecco quello: il poliziotto affascina e a volte commuove (meglio: Giallini affascina e a volte commuove) perché ci sfuggono i connotati essenziali del nostro essere in pista. E se nessuno reclama una sua linea politica, le avventure del poliziotto romano, ora valdostano, risultano amorose ed invitanti.
E poi, per ultimo, non dimentichiamoci che spesso una struttura poliziesca ha il suo successo per via di una attenta analisi recitativa. Non so chi sia il regista di Schiavone, non so se abbia avuto precedenti, ma il tutto va… perfettamente.
Qualcuno dirà: non sarà forse responsabilità di Manzini? Certo, è ovvio. Quello che Manzini racconta è quello che sente. E non ci sembra poco. E lo dico perché ci sono altre avventure poliziesche che stringono il cuore… nel senso che fanno proprio male al cuore (avete presente I bastardi di Pizzi Falcone di quel misterioso Maurizio De Giovanni?).
Qualcuno dirà: ma hai recensito il libro o la serie televisiva? Entrambi. E’ lo stesso. Il risultato è sempre amabile.
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