RECENSIONI
Adriano Sofri
Il martire fascista.
Sellerio, Pag. 237 Euro 15.00
Lasciamo stare per un attimo Adriano Sofri, cioè tutta quella montagna di sciocchezze che sono stare dette su di lui. Concentriamoci invece su quello che ancora vuole dire, e anche con straordinaria coerenza e lucidità.
Dunque cos’è Il martire fascista. E’ la storia, vera – e su questo bisogna intendersi, di Francesco Sottosanti, età 36 anni, che viene barbaramente ucciso, vicino la sua abitazione, nell’autunno del 1930.
Francesco Sottosanti era un maestro elementare che fino a quel momento, pur se fascista, aveva vissuto nell’oblio. La sua uccisione ne fa un martire del regime ed una vittima prescelta dall’antifascismo. Su di lui parte una sorta di commemorazione che ne fa non un uomo, ma addirittura un eroe, mentre da qualche parte si comincia a vociferare che il sua dirittura morale non fosse così lineare e che qualche marachella l’avesse compiuta (come quella, terribile, di sputare in bocca ai bambini che combinavano qualcosa di brutto).
In realtà la Storia ha dimostrato che gli autori del misfatto, ed esattamente i militanti antifascisti Sloveni, commisero un errore e invece di colpire il diretto interessato, e cioè il fratello di Francesco, e cioè Ugo, anche lui maestro, anche se supplente, colpirono il povero maestro che non aveva nessuna colpa.
Sofri gioca su questo carosello inverosimile di bugie, di incertezze e di vera e propria mancanza di una politica seria disegnando un quadro d’infinita bruttezza, dove sembra che tutto finisca nella cantonata giudiziaria. Invece la famiglia Sottosanti ha ancora qualcosa d’importante da recitare.
Nino Sottosanti, figlio di Francesco, detto Nino il mussoliniano, entrò nella vicenda mostruosa della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, per due circostanze. La prima: qualcuno sospettò che per incastrare Valpreda (lo ricordate no?) si fosse scelto un vero autore che gli somigliasse. La seconda: che il sosia di Valpreda trascorse con Pinelli (lo ricordate no?) una parte del fatidico 12 dicembre, prima che, più tardi lo stesso Pinelli, fosse lanciato fuori dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano.
Non male come intrigo di palazzo, e non male che questo intrigo di palazzo sia portato avanti da uno che in mezzo c’è stato, ma che a detta di molti c’è stato fin troppo. A chi credere? Soprattutto a chi credere quando per un semplice delitto di un maestro elementare si costruisce una farsa del genere?
di Alfredo Ronci
Dunque cos’è Il martire fascista. E’ la storia, vera – e su questo bisogna intendersi, di Francesco Sottosanti, età 36 anni, che viene barbaramente ucciso, vicino la sua abitazione, nell’autunno del 1930.
Francesco Sottosanti era un maestro elementare che fino a quel momento, pur se fascista, aveva vissuto nell’oblio. La sua uccisione ne fa un martire del regime ed una vittima prescelta dall’antifascismo. Su di lui parte una sorta di commemorazione che ne fa non un uomo, ma addirittura un eroe, mentre da qualche parte si comincia a vociferare che il sua dirittura morale non fosse così lineare e che qualche marachella l’avesse compiuta (come quella, terribile, di sputare in bocca ai bambini che combinavano qualcosa di brutto).
In realtà la Storia ha dimostrato che gli autori del misfatto, ed esattamente i militanti antifascisti Sloveni, commisero un errore e invece di colpire il diretto interessato, e cioè il fratello di Francesco, e cioè Ugo, anche lui maestro, anche se supplente, colpirono il povero maestro che non aveva nessuna colpa.
Sofri gioca su questo carosello inverosimile di bugie, di incertezze e di vera e propria mancanza di una politica seria disegnando un quadro d’infinita bruttezza, dove sembra che tutto finisca nella cantonata giudiziaria. Invece la famiglia Sottosanti ha ancora qualcosa d’importante da recitare.
Nino Sottosanti, figlio di Francesco, detto Nino il mussoliniano, entrò nella vicenda mostruosa della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, per due circostanze. La prima: qualcuno sospettò che per incastrare Valpreda (lo ricordate no?) si fosse scelto un vero autore che gli somigliasse. La seconda: che il sosia di Valpreda trascorse con Pinelli (lo ricordate no?) una parte del fatidico 12 dicembre, prima che, più tardi lo stesso Pinelli, fosse lanciato fuori dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano.
Non male come intrigo di palazzo, e non male che questo intrigo di palazzo sia portato avanti da uno che in mezzo c’è stato, ma che a detta di molti c’è stato fin troppo. A chi credere? Soprattutto a chi credere quando per un semplice delitto di un maestro elementare si costruisce una farsa del genere?
di Alfredo Ronci
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Adriano Sofri
La notte che Pinelli
Sellerio, Pag.267 Euro 12.00Se in una recente indagine nelle scuole il 43 per cento degli studenti attribuiva la strage di Piazza Fontana alle Brigate Rosse, cosa mai potranno sapere, quegli stessi studenti, della tragica fine dell'anarchico Pinelli? E ancora: ha senso, in questo regime informativo, insistere su una vicenda che tutt'ora rappresenta uno dei lati più oscuri della nostra storia recente?
Sofri, crediamo, fa opera meritoria: immagina di raccontare la vicenda ad una ragazza di venti anni che studia diritto e nello stesso tempo, con somma grazia, che gli appartiene da sempre, si toglie molti sassi dalle scarpe e dice le cose come stanno.
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