Attualità
Associazioni a delinquere
Continuano le belle giornate: che facciamo, stiamo chiusi in casa? No di certo. E allora eccoci a vagare per i Fori dove, in varie postazioni e in un formicolio di turisti, si ramifica la nuova mostra “Roma universalis”, una riflessione sulla famiglia imperiale dei Severi e sull’arte della loro epoca.
Un bagno di lusso
Mercoledì 19 dicembre. Giornata di sole primaverile. A Caracalla per una bella iniziativa: la visi-ta alle Terme accompagnata dalle musiche di Alvin Curran, diffuse con effetto molto emozionante perché difficile individuarne la fonte, da misteriosi altoparlanti nascosti fra i ruderi. Sottofondi musicali minimalisti, tappeti sonori prolungati, versi di animali, fra cui, dichiara il compositore, anche l’ululato della lupa di Roma.
Mai 'na gioia
Al Museo di Roma, il palazzo megalomaniacalmente costruito in dimensioni esagerate a Piazza Navona da Pio VI Braschi, l’ultimo vero papa nepotista (peraltro ben ripagato da una famiglia di cialtroni che riuscirono in pochi anni a spararsi la fortuna del casato) si inaugura il 7 dicembre una mostra intitolata: “Paolo VI, il papa degli artisti”.
Pratibus et Maxxi
Pratibus. Per una volta tanto questo geniale nome finto latino non è merito nostro. Se lo sono inventato l’ATAC e la GNAM per battezzare questa magnifica iniziativa. Pratibus è Prati (nel senso del quartiere di Roma al di la del Tevere) più bus (nel senso di veicolo per il trasporto pubblico).
Hypnos
Alla fine del concerto di canto tradizionale Khayal che ci siamo visti al Teatro Studio Borgna del Parco della Musica martedì 6 per la seconda giornata del Festival Dipavali, due sono i punti del-lo spettacolo che ci sono rimasti avvitati in testa. Il primo: il pedale. Che con il ciclismo non c’entra niente, è una faccenda musicale. E’ la nota base che, soprattutto, ma non solo, nella musica indiana, rimane sempre la stessa durante tutta l’esecuzione, e intorno alla quale gira la melodia, che quindi non ha uno sviluppo narrativo con ini-zio, variazioni e fine, come in Mozart o Vasco Rossi, ma è un continuo vorticare sullo stesso perno.
Streghe
Yoko, la strega giapponese. Quanto ci stava antipatica mezzo secolo fa questa giapponese perfida che aveva provocato la catastrofe dei Beatles! Tutti noi, sessantottini liberati, ma sotto sotto ancora maschietti da branco, a dare addosso a questa donna non bella, e quindi incompatibile con il ruolo di distruttrice di famiglie (chiaro che per noi il quartetto dei Beatles era una famiglia), che non conoscevamo e alla quale credevamo di essere autorizzati ad attribuire il ruolo destabilizzante sull’angelo John, che fino a quel momento ci aveva rappresentati.

I detective dell'occulto: L’estate segreta di Babe Hardy di Fabio Lastrucci
Una delle tradizioni di cui si sente più la mancanza in Italia è il postmoderno. Normalmente quindi il mio approccio verso i nostri scrittori in questo campo è un po’ di parte. Soprattutto quando il mix dei generi riguarda l’ambito commerciale le lacune si fanno spesso sentire in maniera pesante. Figuratevi il mio stupore nello scoprire quindi nel romanzo di Lastrucci un prodotto in grado di competere finalmente con gli scrittori internazionali.
Rhinoceros & ecstasy
Rinoceronte. Venerdì 12, tarda mattina. Una normale foto turistica: l’arco di Giano con dietro l’arco degli Argentari e la chiesa del Velabro. Un cipresso e un muraglione. Nessuna traccia di edifici moderni. E lì a sinistra, incongruo, un animalaccio che bruca fra i sanpietrini. Di che si tratta?

Stranimondi 2018
Ah, la magia di Stranimondi! Vedi materializzarsi in carne e ossa persone che prima erano solo “contatti” su facebook, e tutto sommato sono come te le aspettavi ed è lo stesso una sorpresa. E incontri altri che conoscevi, sì, ma non vedevi da un anno, e la sorpresa è che il discorso riprende come se non si fosse mai interrotto.
Il fascino dell'ulcera
A Roma, a Trastevere, c’è un luminoso esempio dell’architettura di regime: la sede della Gio-ventù Italiana del Littorio - GIL (ora naturalmente Ex). E’ un edificio vestito di quella essenziale bellezza lineare che avevano raggiunto i palazzi pubblici nella prima metà degli anni trenta, soprattut-to quando la loro progettazione era messa in mano a gente in gamba, come in questo caso Luigi Moretti.
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